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venerdì 1 luglio 2016

Il Kevin Durant derby nei dettagli



Era dal 2010, anno di "The Decision" che un imminente free-agent non riceveva tante morbose attenzioni. In quei giorni Kevin Durant con una mossa di grande popolarità annunciò l'estensione del contratto con Oklahoma City rendendo stridente il contrasto tra il suo silenzioso rinnovo con un club espresso da un piccolo mercato e il comportamento da star planetaria e un po' egoista che aveva generato la fuga di LeBron James verso South Beach. In queste ore sei squadre si sono messe in fila per convincerlo. Inclusa la sua squadra attuale, la prima a incontrarlo, prima che la free-agency si aprisse ufficialmente tanto non sui soldi decide comunque lui.

Kevin Durant ha motivi sia cestistici che economici per restare ai Thunder. Nessuno ad esempio può pagarlo tanto: decidesse di legarsi subito a OKC potrebbe firmare un quinquennale e guadagnare circa 50 milioni di dollari in più di quanti ne percepirebbe firmando per un'altra squadra. Se firmasse - la soluzione più logica e remunerativa - un contratto annuale con opzione sul secondo anno riceverebbe circa 26 milioni di dollari per la prossima stagione (il salary cap non è stato ancora definito con esattezza) e un surplus di circa 53 milioni rispetto a quanto incasserebbe in un'altra squadra nell'arco di vita del nuovo contratto. E comunque resterebbe nell'unico club che conosce e al momento gli offre una delle migliori probabilità di vincere il titolo prima che la caccia diventi un'ossessione.


Ecco come potrebbe essere strutturato il contratto di Durant a Oklahoma City in caso di firma di un accordo annuale con rinnovo quinquennale tra 12 mesi (le cifre aumenteranno perché il salary cap probabilmente toccherà quota 94 milioni di dollari).
2016-2022: 25.8+35.7+38.4+41.1+43.8+46.5. Totale: 231.6 milioni di dollari in sei anni
Ecco quanto percepirebbe trasferendosi ad un'altra squadra tra un anno.
2016-2021 (non potrebbe firmare per cinque anni ma solo per quattro): 25.8 (a OKC)+35.7+37.7+38.9+40.6. Totale: 178.7 milioni di dollari in cinque anni.
In caso di rinnovo immediato a lungo termine a Oklahoma City.
2016-2021: 25.8+27.8+29.7+31.7+33.6. Totale: 148.6 in cinque anni.
Trasferimento immediato ad un'altra squadra (contratto quadriennale)
2016-2020: 25.8+27.0+28.2+29.4. Totale: 110.4 in quattro anni.

Naturalmente bisogna leggere dentro le cifre e soprattutto le scadenze. Firmando un quinquennale a OKC Durant non rinuncia davvero a 80 milioni perché alla scadenza firmerebbe ancora e nel sesto anno potrebbe recuperare più della metà di questa cifra. Siglando un quadriennale immediato con un'altra squadra non rinuncerebbe davvero a 38 milioni perché tornerebbe free-agent con un anno di anticipo.


Oklahoma City con Durant può vincere. È una squadra ricca di talento, con un coach che nei playoffs ha mostrato talento e duttilità modificando il modo di giocare dei Thunder, grosso contro San Antonio e piccolo contro Golden State. Billy Donovan è molto più che adeguato per allenare i Thunder fino al titolo. La squadra inoltre è giovane: Westbrook e Durant hanno 27 anni, Enes Kanter 24, il nuovo acquisto Victor Oladipo ne ha 24 e Steven Adams, decisamente una potenziale risposta alla domanda "Chi sarà il miglior centro puro della NBA dei prossimi 7-8 anni?" ne ha appena 23. Andre Roberson, lo specialista difensivo, il Bruce Bowen dei Thunder, ha 25 anni come Dion Waiters, free-agent ma con restrizione che ha legato molto con lo stesso Kevin.

Ci sono solo due alternative a Oklahoma City da un punto di vista di opportunità cestistiche: Golden State e San Antonio sempre ammesso che per averlo non debbano deturpare troppo i roster attuali (per firmarlo devono usare spazio sotto il salary cap, scaricando salari). Non a caso non hanno faticato ad avere udienza. Ma sarebbe una scelta di comodo per Durant - se vogliamo mediocre -. Non importa quanto Durant sia bravo, ai Warriors non sarà mai il numero 1 perché i Warriors sono la squadra di Stephen Curry. La coesistenza Curry-Thompson funziona così bene perché Thompson ha accettato fin dall'inizio il proprio ruolo di numero 1bis della squadra. Ma Durant, un ex MVP, una star planetaria può accettare un ruolo del genere? O potrebbe mai accettarlo Curry?

Fino alla Finale NBA, l'opzione Golden State era considerata improbabile. Durant non avrebbe mai raggiunto una squadra reduce da due titoli NBA e la miglior regular season della storia. Ma dopo aver perso la Finale, in modo anche traumatico, lo scenario potrebbe essere cambiato. I Warriors proveranno in queste ore a spiegare a Durant quanto abbiano bisogno di lui per curare la ferita e lasciare che le questioni gerarchiche se le chiariscano dentro lo spogliatoio. Curry e Thompson cercheranno di convincere Durant: dovranno spiegargli che Golden State diventerà anche la sua squadra. Secondo quanto si racconta, la sconfitta in Finale ha aumentato le possibilità di portare KD sulla Bay Area. Se non ora, tra un anno.

Quando Dwyane Wade e LeBron James (e Chris Bosh ma è tutta un'altra storia) si accordarono per giocare assieme potevano farlo dappertutto ma solo Miami era destinazione accettabile da Wade per questioni familiari (era immerso in una causa tremenda per ottenere la custodia dei figli). Miami era la squadra di Wade ma Wade era un giocatore già lievemente scricchiolante. Trovarono il modo di funzionare perché Wade rimase una sorta di uomo franchigia nell'immaginario collettivo, il volto degli Heat, il loro simbolo eterno, ma sul campo trasferì la leadership a LeBron. I Warriors dovranno convincere Durant che lo stesso potrebbe succedere a Golden State tra lui e Curry. Ma possono spiegarlo anche a Curry che tra un anno diventa lui pure free-agent?

San Antonio è un caso diverso. A San Antonio, Durant può prendere possesso del volante dal giorno uno perché la star storica Tim Duncan ha ormai un ruolo da grande saggio ma non può incidere (ammesso che non si ritiri) e le due nuove attrazioni sono Kawhi Leonard e LaMarcus Aldridge. Nessuno può ritenersi una star del calibro di Durant anche se Leonard sui due lati del campo è davvero straordinario, è già stato MVP di una Finale e quest'anno ha relegato proprio Durant nel secondo quintetto ideale della stagione. Ma ha senso lasciare il proprio nido di Oklahoma City per giocare con Leonard e Aldridge quando puoi farlo con Westbrook e Adams? In un mercato economico praticamente identico. In una squadra che i Thunder hanno appena eliminato? Sarebbe una dichiarazione di sfiducia nei confronti del management e dello staff di OKC. Non è da Durant e non ha neppure senso.

Nel 2012 OKC effettuò una mossa senza precedenti nella NBA moderna: cedette una giovane star al top, James Harden ovviamente, ritenendo di non poter pagare quattro star e di fatto gli preferì Serge Ibaka per una questione di equilibri. Fu un errore di valutazione perché venne sottovalutato l'impatto futuro dei nuovi contratti tv sul salary cap. Cedendo Harden, OKC ha trasformato Houston in una contender, ridotto il proprio margine di errore e privato il mondo di cinque anni almeno in cui scoprire cosa avrebbero fatto assieme, più maturi ed esperti, Durant, Westbrook e Harden. I Big Three all'ennesima potenza. In questi anni tuttavia Harden e Ibaka si sono trasformati in Adams (attraverso le scelte), Waiters (in scadenza) e Oladipo. Non c'è dubbio che il general manager Sam Presti possa sbagliare come tutti ma c'è sempre una logica in quello che fa.

Se Durant guardasse al proprio ruolo nella storia del gioco per lui vincere a Oklahoma City avrebbe un peso molto diverso rispetto a vincere a San Antonio o a Golden State. Ma che Durant pur manifestando amore per i Thunder non abbia mai detto nulla di veramente indicativo del suo assoluto desiderio di restare, è un sintomo preoccupante per OKC. In queste settimane, i Thunder sono stati attenti a non professare ottimismo o pessimismo, sono stati perfetti nel non dire nulla che potesse fargli avvertire pressioni indesiderate. Hanno cambiato allenatore con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto per evitare che dovesse scoprire il suo nuovo coach durante giorni così concitati. In mano hanno più soldi da dargli, un ambiente che conosce, uno status potenzialmente leggendario che difficilmente potrà guadagnare altrove. Per questo la soluzione più gettonata  - per molti inevitabile - è che Durant firmi per un anno. Ha senso per massimizzare i guadagni prendendosi altri 12 mesi di tempo per valutare il suo stesso club e cosa deciderà di fare Russell Westbrook che tra un anno sarà nella sua stessa posizione odierna. Ovvio che i due possano parlarne. Ma Durant può impegnarsi con OKC per poi scoprire tra un anno di trovarsi senza l'altra star della squadra? La posizione contrattuale di Westbrook potrebbe incidere sulla sua scelta più di quanto si pensi.

Ora immaginate la vita di Sam Presti, l'ex nerd diventato general manager del club quando ancora si chiamava Seattle Supersonics, in questo scenario. A metà strada tra un titolo NBA possibile, quasi probabile, e il disastro di perdere tutte le due megastar senza alcuna possibilità di sostituirle per ovvie ragioni e dunque condannandosi a ricostruire per puntare di nuovo sui draft con un piano differito nel tempo dai contorni iniziali inquietanti. Peraltro tra 12 mesi saranno in scadenza anche i contratti di Andre Roberson e Steven Adams. La cessione di Ibaka, che sarebbe andato a scadenza anche lui, si spiega anche così. I Thunder dovranno pagare Adams oltre ai due big e avevano bisogno di sacrificare Ibaka. Ci sono riusciti rimpolpando il roster con due ali forti (Ersan Ilyasova e Domantas Sabonis, uno dei per il presente e uno per il futuro) e migliorando il perimetro con Oladipo, uomo da 16 abbondanti di media, un difensore atletico, un upgrade sicuro. Poi stanno provando a prendere addirittura Al Horford, ma questa è un'altra storia e comporterebbe tante rinunce.

È anche vero che Durant un anno fa è stato operato tre volte allo stesso piede e ha sperimentato sulla propria pelle quanto possa essere vaga la prospettiva a lunga scadenza di un atleta. Firmare subito un contratto lungo per lui potrebbe essere la scelta più prudente, saggia. Certo, Durant può correre il rischio. Finora ha guadagnato 88 milioni di dollari solo per giocare da professionista. Il contratto che lo lega alla Nike vale circa 300 milioni di dollari totali. Durant non rischia il sussidio di disoccupazione né i suoi figli e probabilmente numerose generazioni di nipoti. Ma quando ballano tanti soldi non si può mai dire. Sono considerazioni che vengono fatte. E' normale. Vale anche per chi pensa che lasciare OKC sia finanziariamente indolore. 50 o 60 milioni di dollari di differenza non lo renderanno più o meno ricco ma sono tanti lo stesso.

Esistono altre squadre con una chance realistica di fargli cambiare idea? A Est qualunque squadra dovesse assicurarsi Durant diventerebbe istantaneamente una contender per il titolo di conference. Persino i Knicks. Ma Durant non accetterà mai di tornare cinque anni indietro nell'inseguimento di un titolo. Per questo New York non ha chance concrete di convincerlo nonostante l'amicizia con Carmelo Anthony e i suoi tentatici pubblici e disperati. Nessuno sottovaluta Miami perché Pat Riley ha sempre un asso nella.manica e può realizzare l'impossibile. L'ha già fatto, anche se Goran Dragic, un Wade declinante e Hassan Whiteside con contratto scaduto non sono necessariamente un biglietto da visita adeguato alle ambizioni di Durant. Miami comunque ha ottenuto udienza, come Boston che ha un piano evidente e lo sta perseguendo ma i suoi tempi di e le esigenze di Durant non coincidono. A Ovest, Houston sul mercato dei free-agent ha già dimostrato di sapersi muovere, ha James Harden, ha Mike D'Antoni che piace ai giocatori, ma non ha ottenuto di sedersi a corte. Come persino la squadra di casa, i Washington Wizards. D'altra parte, se Durant, fosse stato così legato a Washington, sarebbe andato a fare il college a Texas? Perché non Maryland o Georgetown? Infatti i Wizards non verranno neppure ascoltati.

I Lakers avrebbero il loro fascino ma sono troppo lontani dal titolo. Hanno talmente tanti soldi da spendere dopo il ritiro di Kobe Bryant che potrebbero per la verità portarsi a casa oltre a lui anche un'altra star, magari proprio Whiteside (se è una star). Ma è una strada che non avvicinerebbe Durant al titolo. Lo allontanerebbe. Anche loro non verranno ricevuti. Il che segnala il sorpasso a livello di credibilità dei Clippers che hanno intenzione di alzare la posta in palio smantellando tutto e proponendogli di fare sistema con Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan, senza rinunciare a nessuno. Ma è dura lo stesso.

Però nessuno considera adeguatamente l'influenza della Nike, ovvero la compagnia che al momento lo paga più di qualunque altra. Durant come giocatore e personaggio vale tutti i soldi che gli hanno dato e gli daranno. Ma OKC - come sarebbe San Antonio - da questo punto di vista è un handicap. Non è un marchio internazionale. Lo è Durant. Lo è Westbrook. Non il club, decisamente non la città. Per capitalizzare al massimo il proprio investimento, alla Nike servirebbe che Durant si collocasse altrove. Avrà un peso questo desiderio? Probabilmente no. Ma analizzando il caso bisogna considerare tutto.

Secondo logica, Durant accetterà il rischio di un contratto corto, come del resto ha fatto LeBron James a Cleveland, per ripresentarsi da free-agent tra un anno e massimizzare i guadagni "controllando" le mosse di Westbrook (un angelino legato alla sua città e con interessi nel mondo della moda), dei Thunder, misurando gli avversari e la distanza da essi. Ma che sia disposto ad ascoltare tanti presunti avversari dal punto di vista di OKC è terrorizzante. Almeno per un weekend.


APPENDICE

LA SITUAZIONE CONTRATTUALE DEI THUNDER
(t): team option
(p): player option
RFA: Restricted Free Agent (la sua squadra può trattenerlo pareggiando offerte esterne)

Giocatore
2016/17
2017/18
2018/19
2019/20
Steve Adams
3.140
RFA
-
-
Nick Collison
3.750
-
-
-
John Huestis
1.191
1.242 (t)
2.2543 (t)

Ersan Ilyasova
8.400
-
-
-
Enes Kanter
17.145
17.884
18.622 (p)

Mitch McGary
1.526
2.430 (t)
RFA

Anthony Morrow
3.488
3.488 (t)


Victor Oladipo
6.552
RFA


Cameron Payne
2.112
2.203 (t)
3.263 (t)
RFA
Andre Roberson
2.183
RFA


Domantas Sabonis
2.033
2.125
2.216 (t)
-
Kyle Singler
4.837
4.666
4.996
5.333 (t)
Dion Waiters
RFA



Russell Westbrook
17.769
-
-
-

Considerazioni: i Thunder possono cominciare a negoziare con Adams e Roberson già in estate e rifirmarli. I Thunder quest’anno con 95 milioni di monte salari erano sopra il cap. Con il salary cap a 92-94 milioni quest’anno possono restare sotto ma non succederà l’anno seguente se dovranno rifirmare Westbrook, Adams  e avranno anche Durant. La vera soglia che non devono superare è quella dei 111 o 113 milioni che spinge verso il pagamento della luxury tax che al momento significa pagare 1 dollaro per ogni dollaro speso oltre quella soglia. Ma le squadre che superano il limite tre volte in quattro anni dovranno pagare una tassa addizionale doppia. Quindi i Thunder dovranno manovrare con cura, forse rinunciando a qualcosa.
 

2 commenti:

  1. Ciao Claudio, sei sempre stato il mio giornalista preferito di basket. I tuoi articoli sono chiari, diretti, semplici e concisi ma al tempo stesso ricchi di informazioni e riflessioni interessanti ed evolute.
    Insomma, tu hai competenza vera e conosci il mestiere. Quando eri a Superbasket, leggerti per me era come andare a scuola di giornalismo e la tua direzione è stata a mio parere la migliore dopo Giordani. Per questo ho "sofferto" troppo la chiusura del settimanale a cui avevi dato un indirizzo moderno e al passo con i tempi.
    Il tuo stile è inattaccabile, poi sulle opinioni ognuno ha le sue.
    In merito a Durant, spero solo che non sia la Nike a pesare troppo sulla sua decisione e secondo me resterà a OKC per tante delle ragioni che hai elencato.
    E quanto è duro il mestiere del Gm .....
    Saluti affettuosi
    Andrea Spasiano

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