È bastato un tweet a Kevin Durant. Un tweet per cambiare tantissime cose. Probabilmente pur
diventando il giocatore più pagato dei Warriors - ma Steph Curry si
riprenderà lo scettro l'estate prossima - scegliendo Golden State ha
sacrificato il proprio ruolo nella storia del gioco perché
i titoli che presumibilmente vincerà saranno comunque titoli di gruppo.
Possibile che non diventi mai il giocatore di riferimento dei Warriors e
di sicuro non ne sarà mai il volto. Attenti però a non sottovalutarlo:
Durant è un sette piedi che gioca come una guardia ma con tutti i
vantaggi di essere cosi alto e avere braccia lunghissime. Quindi magari
farà incetta di titoli da MVP, non sarà il volto dei Warriors ma sarà lo stesso riconosciuto come il giocatore più forte della Lega. Ma non è questo l'effetto più dirompente della sua
firma: il fatto è che ha eliminato l'avversario più temuto dai Warriors, Oklahoma City, il
più pericoloso a ovest di sicuro (a est ovviamente c'è sempre un problema chiamato LeBron). Non c'è una squadra adesso che possa davvero
superare i Warriors, non con Durant a bordo.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
venerdì 8 luglio 2016
lunedì 4 luglio 2016
Dentro la sconvolgente scelta di Kevin Durant
Adesso tante frasi pronunciate da Kevin Durant negli ultimi mesi assumono un significato diverso. Aveva detto che si era stancato di arrivare secondo, di essere il numero 2. Aveva anche difeso Kobe Bryant dalla critica che per anni l'aveva maltrattato salvo osannarlo nel momento della debolezza, del ritiro. Quasi anticipasse l'ondata di critiche che lo sta colpendo in queste ore. È tutto molto strano: nel 2010 mentre LeBron James umiliava Cleveland in uno speciale televisivo improvvisato per annunciare la grande fuga verso South Beach, Durant rifirmava silenziosamente con Oklahoma City conquistandosi consensi e accentuando la differenza comportamentale. Kevin Durant a Golden State fa impressione davvero. È una generazione di giocatori differente, che ragiona e pensa diversamente. Certe scelte oggi dibattute, magari criticate, una volta non facevano neppure parte del mondo reale. Nessuno ha mai pensato che Magic Johnson potesse andare a Boston e rendere imbattibili i Celtics degli anni '80. O che Michael Jordan non riuscendo a battere i Pistons potesse andare a giocare per loro. Oggi ci sta tutto.
LeBron James in Finale: più grande anche di Kobe e MJ?
La mostruosa Finale NBA giocata da LeBron James ha
restituito al 23 dei Cleveland Cavaliers il ruolo di giocatore numero 1 al
mondo, lo scettro che Stephen Curry gli aveva strappato nelle ultime due
stagioni. Ma soprattutto ha cancellato la sinistra percezione che LeBron sia
sempre rimasto un gradino al di sotto del proprio potenziale nelle grandi
partite. I famosi “haters”, cui ha dedicato un sentito post su Instagram dopo
la Finale, hanno sempre sventolatoa sostegno di questa tesi tre serie
consecutive tra il 2008 e il 2010 in cui i Cavs persero due volte con Boston e
una volta con Orlando fallendo il ritorno in Finale dopo l’apparizione precoce
del 2007 (in cui persero peraltro 4-0 contro San Antonio, in una delle due finali
meno combattute del nuovo secolo: l’altra fu Lakers-Nets nel 2002). Sulle
ceneri dell’eliminazione del 2010 contro i Celtics, LeBron lasciò Cleveland per
andare a Miami, un’altra mossa aspramente criticata.
venerdì 1 luglio 2016
Il Kevin Durant derby nei dettagli
Era dal 2010, anno di "The Decision" che un imminente free-agent non riceveva tante morbose attenzioni. In quei giorni Kevin Durant con una mossa di grande popolarità annunciò l'estensione del contratto con Oklahoma City rendendo stridente il contrasto tra il suo silenzioso rinnovo con un club espresso da un piccolo mercato e il comportamento da star planetaria e un po' egoista che aveva generato la fuga di LeBron James verso South Beach. In queste ore sei squadre si sono messe in fila per convincerlo. Inclusa la sua squadra attuale, la prima a incontrarlo, prima che la free-agency si aprisse ufficialmente tanto non sui soldi decide comunque lui.
Kevin Durant ha motivi sia cestistici che economici per restare ai Thunder. Nessuno ad esempio può pagarlo tanto: decidesse di legarsi subito a OKC potrebbe firmare un quinquennale e guadagnare circa 50 milioni di dollari in più di quanti ne percepirebbe firmando per un'altra squadra. Se firmasse - la soluzione più logica e remunerativa - un contratto annuale con opzione sul secondo anno riceverebbe circa 26 milioni di dollari per la prossima stagione (il salary cap non è stato ancora definito con esattezza) e un surplus di circa 53 milioni rispetto a quanto incasserebbe in un'altra squadra nell'arco di vita del nuovo contratto. E comunque resterebbe nell'unico club che conosce e al momento gli offre una delle migliori probabilità di vincere il titolo prima che la caccia diventi un'ossessione.
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