Lo Chicago Stadium aveva
quasi 70 anni quando ospitò la terza Finale NBA della sua gloriosa storia.
Nacque come arena dedicata all’hockey su ghiaccio e mostrava, nel 1993, tutti
gli anni che aveva. Al di là della strada, era già in piedi il cantiere per la
costruzione dello United Center che avrebbe debuttato nella stagione 1994/95.
Lo Stadium non aveva le suite, gli spogliatoi somigliavano a scantinati, la
stampa prima della partita cenava in un luogo tetro. Poi i tavoli venivano
rimossi, sostituiti da una lunga fila di sedie asportabili e la stanza si
trasformava nel luogo deputato alle interviste post partita. Per accedere al
campo di gioco bisognava attraversare un tunnel strettissimo, salire lungo
scale pericolanti e infine accedere al tempio. Lo Stadium era decadente. Quindi
era bellissimo.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
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lunedì 16 aprile 2018
lunedì 31 luglio 2017
NBA Finals 1993: Charles Barkley
La storia di Charles
Barkley comincia a Leeds, piccola città dell’Alabama dove Chuck viveva con la
madre, un fratello più piccolo e la nonna cui era legato da affetto quasi
morboso. Il padre Frank abbandonò la famiglia quando Charles aveva solo 13
mesi. I due si rividero otto anni dopo ma il rapporto non nacque mai. Barkley
senior si era trasferito in California costruendosi una nuova vita, una nuova
famiglia. Finita l’high school, con pochi dollari in tasca, Charles venne
reclutato da Auburn sempre in Alabama, un buon college dal punto di vista
sportivo dove il basket però viene sempre dopo il football.
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