Mark Cuban ha vissuto una settimana infernale: un'indagine di Sports Illustrated ha smascherato una cultura da "Animal House", come è stata etichettata negli uffici dei Dallas Mavericks, con reiterate, sgradevoli storie di molestie a sfondo sessuale per le quali ha dovuto scusarsi e licenziare persone autoaccusandosi delle mancanze del sistema di controllo. Nel frattempo aveva avuto la cattiva idea di ammettere, in un'intervista radiofonica concessa a Julius Erving, nientemeno, che la miglior opzione per i Mavs è perdere il maggior numero possibile di partite. La dichiarazione gli è costata 600.000 dollari. La più alta multa mai comminata ad un proprietario. Ritocca il mezzo milione che gli venne inflitto per aver attaccato l'allora responsabile degli arbitri Ed Rush.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
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domenica 25 febbraio 2018
lunedì 5 dicembre 2016
NBA WEEK 6/c: a Dallas conviene fare "tanking"?
Mark Cuban ha negato che i Dallas Mavericks possano essere interessati a
estrarre dal cilindro di questa stagione una sorta di "tanking job" per
scegliere molto in alto nel prossimo draft e ricostruire. Cuban è
abbastanza pratico e moderno da considerare l'opzione. Ed è abbastanza
furbo da negare di averlo fatto. Ma i motivi addotti meritano
un'analisi. Banale e scontato ricordare che perdere non assicura la
prima o seconda chiamata. Lo è anche notare che per quanto quotato il
prossimo draft non offra LeBron James o Shaquille O'Neal o Tim Duncan
ovvero giocatori per i quali varrebbe la pena compiere qualsiasi
sacrificio. Ma è molto interessante Cuban quando dice che giocare per
non vincere sviluppa cattivi abiti nei giocatori. Fallo diventare uno
status mentale e finisci per allevare giocatori perdenti che non saranno
mai capaci di vincere.
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