Se Kevin Love vale il Chris Bosh di Miami - le sue cifre l'anno passato sono state superiori alle più alte mai avute da Bosh agli Heat, 19 punti e 11 rimbalzi di media - allora Cleveland ha rimesso i piedi i Big 3 dei due titoli e quattto finali giocate a Miami. L'indistruttibile LeBron con Dwyane Wade.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
giovedì 5 ottobre 2017
mercoledì 4 ottobre 2017
Tante star e un solo LeBron James
Sulla carta LeBron James dovrebbe imboccare il viale del tramonto e dovrebbe farlo presto. Nel 2018 avrà 34 anni ma gioca nella NBA da 15, ha disputato otto finali, le ultime sette consecutive, e la stagione scorsa è stato il giocatore più impiegato della Lega. Ma se c'erano dubbi sulla legittimità della sua permanenza sul trono di miglior giocatore contemporaneo sono stati fugati paradossalmente dal momento più brutto ovvero la sconfitta 4-1 contro Golden State. In finale LeBron ha viaggiato in tripla doppia media e segnato 33 punti per partita. Nessuno aveva mai fatto così bene in una finale e soprattutto contro un avversario del livello dei Warriors.
martedì 3 ottobre 2017
Carmelo Anthony a OKC: All in One
venerdì 29 settembre 2017
I Big 3 di OKC sono un esperimento di un solo anno
L'aspetto più inusuale è che questi Thunder sono un esperimento di un solo anno. Persino se funzionassero molto bene e magari vincessero il titolo non potrebbero mai rimanere tutti assieme. Paul George è un free-agent puro. Russell Westbrook ha firmato un'estensione da 205 milioni in cinque anni ovvero 41 milioni di media a stagione. Carmelo Anthony diventa free-agent oppure può non esercitare l'opzione e andare a scadenza nel 2019.
giovedì 28 settembre 2017
Carmelo Anthony: come giocherà a OKC
I Thunder dunque giocheranno small. Carmelo sarà l'ala forte della squadra almeno in condizioni usuali. Dovrà colpire dagli angoli a sostegno del pick and roll centrale Westbrook-Adams, da realizzatore secondario come è sempre successo in nazionale ma mai a Denver o New York. Dovrà diventare la miglior opzione in post basso.
mercoledì 27 settembre 2017
Carmelo Anthony: ora OKC è una minaccia per i Warriors?
martedì 26 settembre 2017
Carmelo Anthony: il punto di vista dei Knicks
Nei suoi sette anni a New York, Carmelo Anthony ha segnato 24.7 punti per gara con 7.0 rimbalzi, cifre da grande star che lasciano alle loro spalle solo macerie. I problemi di Anthony sono cominciati lo stesso giorno in cui ha preteso di essere scambiato a New York prima della scadenza del contratto con Denver. Per venirgli incontro e con una mossa strategicamente fallimentare i Knicks smantellarono mezza squadra per avere subito quello che avrebbero avuto gratis tre mesi dopo. L'inefficacia dell'era Anthony è cominciata così.
giovedì 21 settembre 2017
American Way: Jake La Motta, il toro del Bronx che ispirò Scorsese
Nel 1980 Martin Scorsese portò nelle sale cinematografiche "Raging Bull", Toro Scatenato: per molti resta il più grande film sportivo della storia. Robert De Niro che si preparò boxando contro Jake La Motta vinse l'Oscar. Scorsese in seguito avrebbe contestato la definizione di "film sportivo" ma il soggetto era un pugile, la sua storia, e ovviamente la sua vita. La Motta è morto in Florida a 96 anni: ha finito i suoi giorni in un'ospizio. Nel 1980, quando uscì il film, aveva già vissuto la vita di sei persone ma nei 37 anni seguenti ne ha vissute altre. Si è sposato sei volte, è tornato in carcere, ha perso due figli, uno in un disastro aereo.
lunedì 18 settembre 2017
Magic più grande di Kobe: un dibattito senza storia
Il ritiro delle due maglie di Kobe Bryant ci riporta ad un'altra questione: perché è giusto considerare Magic Johnson e non Kobe il miglior Laker di tutti i tempi? E la discussione deve essere limitata a loro due o aperta ad altri soggetti in una storia fantastica?
Lasciamo perdere George Mikan e i giocatori dei Minneapolis Lakers. Escludiamo il grande Elgin Baylor che ai Lakers non ha mai vinto un titolo e pure Wilt Chamberlain. La sua fenomenale carriera è stata divisa tra Philadelphia, San Francisco e appunto i Lakers dove però è arrivato già in uno stato declinante rispetto agli anni precedenti. Arrivò a 32 anni per spendere le ultime cinque stagioni di carriera vincendo un titolo da numero due di Jerry West. Chamberlain è un Top 5 o 10 di sempre ma non può entrare nella conversazione sul più grande Laker di tutti i tempi.
Lasciamo perdere George Mikan e i giocatori dei Minneapolis Lakers. Escludiamo il grande Elgin Baylor che ai Lakers non ha mai vinto un titolo e pure Wilt Chamberlain. La sua fenomenale carriera è stata divisa tra Philadelphia, San Francisco e appunto i Lakers dove però è arrivato già in uno stato declinante rispetto agli anni precedenti. Arrivò a 32 anni per spendere le ultime cinque stagioni di carriera vincendo un titolo da numero due di Jerry West. Chamberlain è un Top 5 o 10 di sempre ma non può entrare nella conversazione sul più grande Laker di tutti i tempi.
venerdì 15 settembre 2017
domenica 10 settembre 2017
Tracy McGrady: Hall of Famer o incompiuto?
Due volte è stato capo cannoniere della Lega. Sette volte è stato un
All-Star. Una volta ha segnato 13 punti in 33 secondi, la sequenza di
canestri che ne ha identificato la carriera. Ma allora perché Tracy
McGrady ha dovuto spiegare i motivi per i quali la sua inclusione nella
Hall of Fame va considerata meritata?
sabato 9 settembre 2017
NBA Finals 1999: David Robinson
Nel 1986/87, gli Spurs
avevano vinto appena 26 partite, per l’ottavo anno erano in declino, non
avevano più un uomo simbolo nel quale riconoscersi e il pubblico si stava
demoralizzando e stancando. Quella stagione, le presenze medie scesero a 8.000
spettatori. Drossos dovette ammettere che spostare la franchigia era ormai una
necessità. Tutte le speranze di garantire un futuro alla squadra erano legate
alla Lotteria del draft. Se San Antonio l’avesse vinta avrebbe potuto scegliere
David Robinson e costruire una squadra forte che avrebbe potuto richiamare
pubblico e sponsor.
lunedì 4 settembre 2017
NBA Finals 1998: Scottie Pippen
Quando tramite i Sonics
venne scelto dai Bulls, Scottie Pippen volle che nel contratto fosse inserita
una clausola che gli assicurasse tutti i soldi pattuiti anche qualora fosse
stato tagliato. Si fosse accontentato di un contratto breve, avrebbe guadagnato
di più allora e rinegoziato più tardi a ben altre cifre. Ma Scottie voleva
mettersi a posto finanziariamente per il resto della sua vita. Voleva certezze
e le voleva subito. Così firmò per sei anni a 5.1 milioni di dollari. Fu un
errore perché da quel contratto (poi rinegoziato) non è mai uscito veramente
fino alla parte conclusiva della carriera, fino a quando si trasferì a Houston
nel 1999 e poi a Portland. Ma a quei tempi Scottie aveva bisogno di mandare soldi
a casa, di curare il padre gravemente malato, portare tutta la famiglia in un
posto migliore. Aveva bisogno di non sentirsi più a rischio. Si domandava
sempre che cosa sarebbe successo ai suoi se si fosse infortunato gravemente
com’era successo a Ronnie o semplicemente se tutti avessero capito che non era
davvero un giocatore NBA.
martedì 29 agosto 2017
NBA Finals 1997: Karl Malone
Karl Malone è nato a
Summerfield, in Louisiana, un paesino di poche centinaia di abitanti. Il padre
lasciò la famiglia quando Karl aveva solo quattro anni. Dal 1967 al 1975 mamma
Shirley, un donnone con i capelli bianchi che somigliava a Karl in modo
sconcertante, ha lavorato ogni minuto della propria vita per mantenere la
famiglia. Nel ’75 sposò il proprietario di un magazzino a trenta chilometri da
Summerfield, un certo Ed Turner. I ritmi di lavoro avrebbero potuto
ammorbidirsi ma Shirley non era il tipo di donna che resta a casa. Scelse di
lavorare alle dipendenze del marito. Tre anni dopo il padre biologico di Karl
morì per un tumore osseo. Solo come un cane, negli ultimi giorni di vita fu
confortato proprio da Shirley (sarebbe morta nel 2003 prima dell’ultima
stagione agonistica di Malone, ai Lakers) che pure avrebbe avuto tutte le
ragioni del mondo per ignorarlo. Ma Shirley, oltre a un’etica lavorativa
eccezionale, oltre allo spirito di sacrificio, era anche una donna di grande
generosità. Tutte queste qualità vennero trasmesse integralmente a Karl. Ecco
perché la sua è stata una carriera lunghissima, ecco perché, passati da un
pezzo i 30 anni, ha continuato a progredire, ecco perché in carriera
praticamente si contano sulle dita di una mano le partite saltate da Malone per
infortunio. Era così orgoglioso, che quando era infortunato ma giocava lo
stesso si rifiutava persino di parlarne. Successe anche nella Finale del 1997
quando giocò con la mano destra lacerata, perennemente fasciata.
lunedì 28 agosto 2017
American Way: Jordan e Jeter compagni di squadra!
I Miami Marlins sono uno dei grandi misteri dello sport americano. Hanno vinto due titoli nella loro storia e sono stati per lo più insignificanti in tutte le altre stagioni. Vinsero le World Series del 2003 in un epico duello con gli Yankees. Da una parte una franchigia priva di storia e di conseguenza fascino e dall'altra quella più famosa del mondo. Josh Beckett lanciò in gara 6 come se fosse stato baciato da Dio. I Marlins, allora Florida Marlins, vinsero le World Series.
In questi giorni i Marlins sono stati ceduti per 1.2 miliardi di dollari ad un gruppo di 16 investitori. Una cordata diremmo noi. Sono tutti uomini e quasi tutti finanzieri. Ma del gruppo fanno parte curiosamente due degli atleti più popolari degli ultimi 30 anni di sport americano: Michael Jordan e Derek Jeter.
In questi giorni i Marlins sono stati ceduti per 1.2 miliardi di dollari ad un gruppo di 16 investitori. Una cordata diremmo noi. Sono tutti uomini e quasi tutti finanzieri. Ma del gruppo fanno parte curiosamente due degli atleti più popolari degli ultimi 30 anni di sport americano: Michael Jordan e Derek Jeter.
giovedì 24 agosto 2017
Isaiah Thomas-Kyrie Irving: il punto di vista dei Cavaliers
Koby Altman è il secondo general manager meno pagato dell'intera NBA perché questo è lo stile di Dan Gilbert che infatti ha determinato la partenza del rispettato Dave Griffin e la rinuncia del concupito Chauncey Billups. Ma al primo test, Altman è uscito ingigantito almeno come immagine. In condizioni normali non avrebbe mai voluto cedere Kyrie Irving ma in questo contesto non poteva fare diversamente. E' stato bravo perché ha centrato tutti gli obiettivi che poteva avere.
mercoledì 23 agosto 2017
Kyrie Irving: il punto di vista dei Celtics
Kyrie Irving è il giocatore più fortunato del mondo: ha chiesto di lasciare i Cleveland Cavaliers quindi LeBron James e una squadra che ha giocato le ultime tre finali NBA, una richiesta che spesso finisci per rimpiangere per anni quando resti a settimane di distanza dal tornare su quel palcoscenico, e invece si è trovato a Boston. Ovvero la squadra più indicata per succedere a Est al ciclo dei Cavs.
domenica 20 agosto 2017
NBA Finals 1996: Toni Kukoc
Nel 1990, i Los Angeles
Lakers scelsero alla fine del primo giro il serbo Vlade Divac. Jerry Krause non
lo prese perché non sapeva bene chi fosse e quanto valesse. Decise che da quel
momento avrebbe iniziato a seguire il mercato europeo come meritava e non gli
sarebbe più sfuggito nessuno. “Se in Europa ci sarà un altro Divac lo troverò e
lo porterò a Chicago”, giurò a sé stesso. L’innamoramento di Krause
per Kukoc cominciò allora e gli creò non pochi problemi con Scottie Pippen, che
chiedeva un nuovo contratto e vedeva i Bulls spendere soldi ed energie per
inseguire la “Croatian Sensation”. “Ho un sogno – confessò Krause – Toni in
mezzo a portare palla e Jordan e Pippen ai suoi fianchi”. Quando Kukoc arrivò
in America invece Jordan si ritirò e i Bulls smisero di essere la squadra che
Toni pensava di trovare. In compenso ebbe subito più spazio del previsto.
venerdì 18 agosto 2017
Finalmente i Sixers proveranno a vincere
Per la prima volta da molti anni i Sixers si avvicinano ad una stagione con ambizioni concrete e la chance di fare i playoffs. Di recente - che fossero gestite dal Processo di Sam Hinkie o dai metodi un po' meno provocatori di Bryan Colangelo - i 76ers hanno giocato per scegliere in alto nei draft successivi e proteggere la salute dei loro giovani. Nel perseguire il secondo obiettivo hanno reso più agevole centrare il primo.
lunedì 14 agosto 2017
American Way: Los Angeles in soccorso delle Olimpiadi
Los Angeles dovrà aspettare 11 anni per avere un'Olimpiade che avrebbe (quasi) potuto organizzare domani. Se c'è al mondo una città adatta ad ospitare le Olimpiadi questa è Los Angeles. Ha già il villaggio come nel 1984 grazie ai campus delle due grandi università locali (utilizzerà UCLA nel '28). Ha impianti virtualmente pronti che furono il grande segreto dell'edizione del 1984 quando le Olimpiadi erano sull'orlo dell'estinzione ma Los Angeles chiuse il bilancio in attivo di 225 milioni di dollari che servirono per finanziare lo sport di base e olimpico. Secondo Peter Ueberroth, il manager che guidò Los Angeles 1984, da quelle Olimpiadi proveniva il finanziamento più sostanzioso agli atleti americani di Rio 2016. 32 anni dopo quell'evento.
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