mercoledì 6 dicembre 2017

New York Basketball Stories 2.0: la leggenda di Speedy Williams



Quando Manigault ottenne protezione dai gangster di Harlem per il suo campo da basket e fondò la Goat League in breve tempo le partite diventarono oggetto di scommesse tra bande di spacciatori che allestivano le loro squadre e “giocavano” a fare i proprietari. Erano un altro modo per provare a guadagnare dei soldi o far scorrere adrenalina nelle vene. Le leggende dei playground di quegli anni sono state in parte il prodotto di questa triste evoluzione. Il più famoso di tutti ironicamente si chiama James Williams ma il soprannome è Speedy.

martedì 5 dicembre 2017

NBA Finals: Phil Jackson è stato davvero il più grande?

Phil Jackson ha vinto sei titoli NBA negli anni ’90 e altri cinque nel decennio successivo. Ha battuto il record "inarrivabile" di Red Auerbach e a mio modo di vedere merita di essere considerato il più grande coach della storia. Tutto è opinabile nel basket e i paragoni tra interpreti di ere differenti sono difficili tra i giocatori, immaginate tra gli allenatori. Jackson ha vinto più di tutti ma è comunque legittimo discuterne il ruolo di numero 1. Proverò ad analizzare la questione.

lunedì 4 dicembre 2017

NBA Finals: quando Jordan decise di dire la Sua verità

Nel 2009 Michael Jordan è stato ovviamente eletto nella Hall of Fame di Springfield e secondo tradizione in un lungo discorso ha tratto le somme della sua carriera. Ma il discorso di Jordan è stato per molti sorprendente nel senso che MJ ha eliminato tutta la canonica diplomazia di queste occasioni per andare dritto al sodo e spiegare che tutti i miti riguardanti la sua capacità di automotivarsi trovando stimoli dappertutto erano… veri.
Molti hanno trovato il discorso di Jordan, ancora visualizzato tantissimo su youtube, di cattivo gusto. Era la sua festa perché polemizzare? Ma la realtà è che Jordan voleva, probabilmente per la prima volta, dire la sua e vuotare il sacco, come si dice.

sabato 2 dicembre 2017

NBA Finals: la storia del draft di Michael Jordan e Portland



I draft del 1984 hanno segnato la storia del basket NBA ma soprattutto dei Portland Trail Blazers. Per molti esperti sono stati i draft più profondi nella storia della Lega, con una classe di rookie superiore a quella del 2003 (LeBron James, Dwyane Wade, Carmelo Anthony, Chris Bosh). Quell’anno vennero scelti Hakeem Olajuwon, Michael Jordan, Charles Barkley e John Stockton. Quello del 1984 fu l’ultimo draft senza Lotteria. Le peggiori squadre della Eastern Conference e della Western Conference praticamente venivano convocate dal Commissioner, David Stern (anche lui era al debutto). Una sceglieva testa e l’altra croce. La monetina decideva chi avrebbe scelto all’1 e chi al 2.

martedì 28 novembre 2017

Knicks, l'era Porzingis è arrivata ma basterà?



Non è la prima volta negli ultimi, tragici, anni che i Knicks fanno capolino nella zona playoffs, o si affacciano attorno al 50% di vittorie dando la sensazione di aver svoltato. Quando è successo, poi la caduta è stata verticale. Non è detto che non succeda ancora (le ultime tre le hanno perse). La differenza è che questa volta non ci sono battaglie intestine da combattere, l'allenatore non viene telecomandato o peggio dal presidente e la squadra in campo gioca con l'entusiasmo, la voglia di competere tipiche di chi si scopre competitivo e ha un nucleo giovane. Pat Riley parlava di "Innocent Climbing".

mercoledì 22 novembre 2017

Joel Embiid, il fenomeno chiamato Problema

Joel Embiid ha superato per la prima volta il minutaggio delle star anche se dopo ogni previsione sul suo futuro è normale collocare un asterisco. Dei primi tre anni di NBA ne ha saltati due e mezzo anche se magari l'estensione della sua assenza è stata accentuata dal legittimo e intelligente desiderio dei 76ers di proteggerlo fino ad esagerare. Troppe carriere di giovani star, soprattutto con la sua taglia fisica, sono state sbriciolate dagli infortuni. Bill Walton, Sam Bowie, Ralph Sampson in parte, Greg Oden. Sta giocando 29.2 minuti a partita.

lunedì 20 novembre 2017

I più grandi tiratori da tre della storia (All in One)

Come identificare i migliori tiratori da tre punti della storia? Per tentare un’analisi, bisogna partire da un concetto: il tiro da tre esiste dal 1978/79 e inizialmente era considerato un’arma occasionale, da usare con moderazione, poco produttiva. Ha senso tenere in considerazione solo i giocatori emersi dopo il 1980 e stiamo già molto larghi. Ad esempio Andrew Toney, la guardia di Philadelphia ribattezzato “The Boston Strangler”, noto per essere un terrificante tiratore non ha mai segnato più di 39 triple in una stagione. Michael Cooper, che era una versione ante-litteram dei cosiddetti “3-and-D” cioè i difensori che in attacco tirano praticamente solo da tre, al massimo centrò 80 triple nel 1988/89 con il 38.1%. Erano altri tempi. Fred “Downtown” Brown ha segnato 110 canestri da tre punti… in cinque anni ed era famosissimo per il tiro. La prima parte della sua carriera l’ha trascorsa senza il tiro da tre. Nel primo anno di introduzione, quando era considerato un diversivo, Downtown Brown, dei Seattle Supersonics, fu il miglior tiratore della Lega con il 44.3% da tre. Parliamo di 88 tentativi in una stagione, poco più di uno per gara. Qui il tentativo è cercare di equilibrare tra tiratori di precisione e tiratori volumetrici, mediando tra le due caratteristiche considerando che ora si tira molto di più dall’arco.

sabato 18 novembre 2017

I più grandi tiratori di sempre: Klay, Ray e Steph



3 Klay Thompson: ovviamente stiamo parlando di un arco di tempo breve (sei stagioni di NBA) e di una nuova epoca in cui i tiratori da tre punti non solo sono apprezzati ma addirittura incoraggiati ad esagerare. In questi cinque anni, Thompson è passato da 4.1 tentativi a 8.1 senza mai scendere sotto il 40%. Siamo già a cinque stagioni oltre il 40% e il 42.0% in carriera, meglio di Reggie Miller con 6.5 tentativi di media, una cifra destinata a crescere. Detto che la vicinanza di Steph Curry rappresenta una combinazione unica – mai visti due tiratori così nella stessa squadra, come avere Ray Allen e Reggie Miller assieme -, Thompson è sicuramente da considerare al top come tiratore. Definirlo tra i primi cinque di sempre può apparire prematuro ma la sensazione è che si tratti di una collocazione corretta.

domenica 12 novembre 2017

I più grandi tiratori della storia: Redick, Korver e Reggie Miller



6 JJ Redick: potrebbe essere considerato l’evoluzione della specie rispetto a Curry o Kerr, ovvero quello che sarebbero stati se fossero nati una generazione dopo. JJ è un po’ più alto e probabilmente veloce di entrambi, ma non è un atleta. Ha il 41.5% da tre in carriera su 4.4 tentativi ma negli ultimi anni sono stati più di 4.4. A inizio carriera non aveva la fiducia e lo spazio per imporsi come è accaduto ai Clippers giocando accanto ad uno dei più grandi passatori della storia come Chris Paul.

sabato 11 novembre 2017

American Way: quando Nancy Vs Tonya rese popolare il pattinaggio

Gli Stati Uniti sono un paese a cultura polisportiva per cui può capitare che occasionalmente discipline poco note facciano breccia e diventino per un periodo limitato di tendenza. Soprattutto se c'è un grande campione, carismatico, da seguire. Spesso è un bene, qualche volta è un male. Spesso le motivazioni sono positive e qualche volta tutto accade per i motivi sbagliati. Che l'America scopra il nuoto grazie ai record di Michael Phelps è un fatto positivo, che dimentichi l'atletica non avendo più un Carl Lewis o un Michael Johnson da ammirare è negativo, che Ryan Lochte diventi famoso non per le tante vittorie o il ruolo di anti-Phelps che ha interpretato bene ma per il giallo del distributore di benzina a Rio è meno edificante. Nel 1994, a gennaio, l'America scoprì il pattinaggio artistico femminile.

venerdì 10 novembre 2017

I più grandi tiratori da tre: Kerr, Stojakovic e Nash



9 Steve Kerr: come giocatore non valeva Dell Curry, infatti ha sempre giocato meno e segnato meno di lui. Questione atletica. Kerr come Curry non andava mai in lunetta. Però come tiratore forse era addirittura superiore. Le cifre dicono di sì: 45.4% da tre in carriera, anche se su 1.8 tentativi a partita. Perché Kerr tirava così poco: limiti fisici lo condizionavano in difesa o nel liberarsi al tiro, un limite tecnico era il passaggio, mediocre per un aspirante point-man, limitandone il minutaggio. Tuttavia i quasi tre tiri da due di media sono stati tiri buttati via. In ogni caso, a supporto della sua posizione tra i migliori tiratori di sempre, ci sono due stagioni da primo assoluto nel tiro da tre con il 1994/95 chiuso al 52.4%, e quattro stagioni condotte oltre il 50%.

giovedì 9 novembre 2017

Porzingis ed Embiid: la coppia che Philadelphia non ha composto

Ci sono momenti in cui Sam Hinkie, il costruttore dell'ardito progetto di Philadelphia, il famoso Processo sbandierato di continuo da Joel Embiid, appare un genio assoluto. È ce ne sono altri in cui è normale chiedersi che cosa avesse in testa o in cui comunque ha commesso errori madornali. La questione viene alla luce oggi ovvero quando il suo successore Bryan Colangelo si trova alle prese con la necessità di cedere Jahil Okafor prima che il suo contratto scada a giugno e diventi free-agent senza restrizione, un giocatore che andrà via gratis dopo che su di lui Hinkie aveva speso la chiamata numero 3 del draft del 2015.

lunedì 6 novembre 2017

I migliori tiratori da tre di sempre: Scott, Curry padre e il Grande Drazen

12 Dennis Scott: “3D” negli anni di Orlando era un devastante tiratore da tre, ovviamente funzionale alla presenza di Shaquille O’Neal in post basso e anche a quella di Penny Hardaway. Quando Orlando raggiunse la Finale NBA nel 1995, lui ebbe la miglior stagione al tiro con il 42.6% su 5.7 tentativi. L’anno dopo quando i Magic arrivarono alla finale di conference contro i Bulls delle 72 vittorie, lui tirò 7.7 triple di media con il 42.5%. Non è mai stato in forma fisica, ma è sempre stato un tiratore fortissimo. 

sabato 4 novembre 2017

I più grandi tiratori della storia: Davis, Green e Rice (2)



15 Hubert Davis: uscito da North Carolina, ha avuto i suoi anni migliori ai Knicks. Oggi sarebbe stato valorizzato molto di più. Ha avuto il 44.1% in carriera ma su 2.4 tentativi. Ha vinto la classifica del tiro da tre quand’era a Dallas nel 1999/00 con il 49.1% e nei primi nove anni di carriera otto volte è andato oltre il 40%. Non lo ricordano in tanti ma oggi sarebbe usato per tirare almeno 6-7 volte a partita.

mercoledì 1 novembre 2017

Phoenix Suns: storia di un crollo che fa male (All in One)

Nessuno dei 30 club NBA aveva cambiato allenatore in estate, una sorta di record che inevitabilmente  era preludio ad un inverno movimentato. Ma nessuno poteva pensare che Phoenix staccasse la spina ad Earl Watson dopo tre partite.
La tempistica e i modi, quello che il licenziamento ha poi generato - la rottura con Eric Bledsoe - ha scoperchiato la pentola delle critiche nei confronti di Robert Saver, il proprietario del club, e in generale dei Suns. Da un lato Watson - che ha avuto una apprezzata carriera da journeyman nella NBA - era ritenuto una scelta prematura come allenatore e in quanto tale suscettibile di fallimento (la sua esperienza di panchina era un anno e mezzo da assistente quando ha ricevuto l'incarico). Dall'altro il licenziamento è stato ovviamente troppo rapido per essere anche comprensibile. E così è sembrato pensarla anche Bledsoe, finito fuori squadra e in attesa di cessione.

I migliori tiratori da tre punti della storia: da Starks a JR Smith (1)

Come identificare i migliori tiratori da tre punti della storia? Per tentare un’analisi, bisogna partire da un concetto: il tiro da tre esiste dal 1978/79 e inizialmente era considerato un’arma occasionale, da usare con moderazione, poco produttiva. Ha senso tenere in considerazione solo i giocatori emersi dopo il 1980 e stiamo già molto larghi. Ad esempio Andrew Toney, la guardia di Philadelphia ribattezzato “The Boston Strangler”, noto per essere un terrificante tiratore non ha mai segnato più di 39 triple in una stagione. Michael Cooper, che era una versione ante-litteram dei cosiddetti “3-and-D” cioè i difensori che in attacco tirano praticamente solo da tre, al massimo centrò 80 triple nel 1988/89 con il 38.1%. Erano altri tempi. Fred “Downtown” Brown ha segnato 110 canestri da tre punti… in cinque anni ed era famosissimo per il tiro. La prima parte della sua carriera l’ha trascorsa senza il tiro da tre. Nel primo anno di introduzione, quando era considerato un diversivo, Downtown Brown, dei Seattle Supersonics, fu il miglior tiratore della Lega con il 44.3% da tre. Parliamo di 88 tentativi in una stagione, poco più di uno per gara. Qui il tentativo è cercare di equilibrare tra tiratori di precisione e tiratori volumetrici, mediando tra le due caratteristiche considerando che ora si tira molto di più dall’arco.

lunedì 30 ottobre 2017

Phoenix Suns: da Isaiah Thomas a Devin Booker

LA CESSIONE DI THOMAS - Isaiah Thomas aveva 16.4 punti e 4.1 assist di media quando i Suns lo cedettero a Boston piuttosto che resistere e limitarsi alla cessione di Dragic. Thomas era all'inizio di un contratto nuovo, mediocre e con scadenza 2018. Non c'era alcuna necessità di cederlo. Lo scambio venne effettuato con la complicità di Detroit. Girarono alcuni diritti di scelta e i Suns ebbero la chiamata di Cleveland del 2016 che poi sarebbe diventata Skal Labissiere ma a Sacramento.

domenica 29 ottobre 2017

Il crollo dei Suns: l'esperimento dei tre playmaker

Come general manager McDonough, scuola Boston come Darryl Morey di Houston, crede che i point-men non siano mai troppi. I Suns delle 48 vittorie del 2014 avevano due point-man. Dopo aver ripreso Dragic da Houston, Phoenix ottenne Eric Bledsoe dai Clippers all'interno di uno scambio complicatissimo. Nell'estate del 2014, non contento di quanto avesse, McDonough andò a prendere dai Sacramento Kings anche Isaiah Thomas.

Phoenix Suns: la storia di un crollo

Nessuno dei 30 club NBA aveva cambiato allenatore in estate, una sorta di record che inevitabilmente  era preludio ad un inverno movimentato. Ma nessuno poteva pensare che Phoenix staccasse la spina ad Earl Watson dopo tre partite.
La tempistica e i modi, quello che il licenziamento ha poi generato - la rottura con Eric Bledsoe - ha scoperchiato la pentola delle critiche nei confronti di Robert Saver, il proprietario del club, e in generale dei Suns. Da un lato Watson - che ha avuto una apprezzata carriera da journeyman nella NBA - era ritenuto una scelta prematura come allenatore e in quanto tale suscettibile di fallimento (la sua esperienza di panchina era un anno e mezzo da assistente quando ha ricevuto l'incarico). Dall'altro il licenziamento è stato ovviamente troppo rapido per essere anche comprensibile. E così è sembrato pensarla anche Bledsoe, finito fuori squadra e in attesa di cessione.

giovedì 19 ottobre 2017

New York Basketball Stories 2.0: la dinastia dei Marbury



Donald Marbury a Coney Island lo chiamavano “The Major”, il Sindaco, perché aveva personalità e godeva di rispetto negli anni della gioventù. Era un uomo “cool”. I migliori giocatori di Coney Island uscivano sempre da casa sua. Tutti i figli di Donald Marbury arrivavano a giocare in college di prima divisione, prima o poi, ma nessuno di loro era abbastanza disciplinato, forte nella testa o abbastanza bravo per trasformare questo talento in qualcosa di produttivo. Finché non arrivò Stephon.