Non c'è dubbio che il record vinte-perse di LeBron James nella Finale NBA, 15-27, sia penalizzante, non c'è dubbio che averne cinque su otto sia fastidioso. No: frustrante. Ma una volta ricordati questi numeri restano le dimensioni enormi del giocatore. Per chi crede nei numeri e dunque deve dare peso a certe cifre, ce ne sono altre che esaltano LeBron. Non lo penalizzano. A 32 anni ha giocato una Finale in più di Kobe Bryant (otto contro sette), due in più di Michael Jordan, una in meno di Magic Johnson. E' stato nel 2016 il primo giocatore a realizzare una tripla doppia in gara 7. Nel 2017 è stato il primo giocatore a chiudere una serie finale in tripla doppia. Kevin Durant, legittimo MVP della Finale, è stato incensato giustamente anche per la sua difesa, anche quella su LeBron, ma non gli ha impedito di segnare 32.6 punti per gara. Se confrontiamo i numeri diventa persino difficile non ammettere che forse LeBron avrebbe meritato il titolo di MVP anche se battuto (giustamente non glielo hanno dato). E' il primo realizzatore di sempre nei playoffs.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
mercoledì 14 giugno 2017
martedì 13 giugno 2017
Quale ruolo hanno questi Warriors tra le migliori squadre di sempre?
Un anno dopo aver prodotto la miglior regular season di sempre i Golden State Warriors hanno prodotto la miglior edizione dei playoffs vincendo 16 gare su 17 sulla strada del secondo titolo in tre anni. Per batterli una volta è stata necessaria una prestazione offensivamente unica, irripetibile. È chiaro che abbiano maturato il diritto di essere tenuti in considerazione nel dibattito su quale sia stata la più forte squadra della storia oppure di aver spremuto la miglior stagione di semprr o il miglior triennio. Sono considerazioni che non ci porteranno mai da nessuna parte perché non esistono risposte certe e forse nemmeno intelligenti. Ma l'argomento è sempre troppo affascinante per resistere alla tentazione.
lunedì 12 giugno 2017
La grande notte del "Flu Game" di Michael Jordan
sabato 10 giugno 2017
Cleveland ha salvato orgoglio e dignità della Finale
Cleveland ha salvato orgoglio e pregudizio di questa Finale NBA impedendo ai Warriors di diventare la prima squadra di sempre a chiudere la post-season senza sconfitte. Lo scorso anno fu la prima squadra della storia a vincere una Finale da 1-3, adesso proverà ad essere la prima di sempre a vincere una serie di playoffs da 0-3. Ma per imporsi in gara 4 ha dovuto giocare una partita irreale, forse irripetibile. Ha segnato 49 punti nel primo quarto (196 punti proiettati su un'intera gara!), 86 nel primo tempo (172 sui 48 minuti). Nel primo quarto ha sbagliato sette tiri liberi tirandone 22: è l'unico difetto di una prova offensivamente assurda. Golden State è morta nel quarto periodo in cui ha sbagliato a raffica da tre punti, anche tiri aperti. Ma fino a quando ha pensato di poter vincere - diciamo dopo i primi due o tre possessi del quarto periodo - aveva giocato una partita in attacco da Golden State. Non perfetta, anzi, ma di qualità (68 punti all'intervallo: in condizioni normali sarebbe stata avanti in doppia cifra). Sintetizzando si potrebbe dire che Cleveland, non riuscendo a fermare l'attacco dei Warriors, in particolare quell'aspetto di immarcabile efficacia e creatività portato da Kevin Durant, ha battuto Golden State giocando a chi sarebbe riuscito a segnare di più. Impensabile riuscirci quattro volte su sette (e adesso quattro volte su quattro) ma in questa partita ha funzionato. E' stato così perché per una volta alla consueta prova di Kyrie Irving e LeBron James, si sono aggiunte le prestazioni delle seconde linee e quella balistica di Kevin Love. JR Smith, Richard Jefferson sono stati eccellenti, Deron Williams almeno un paio di canestri li ha fatti, Kyle Korver è troppo poco atletico per questa serie ma ha messo anche lui un canestro da tre e finalmente Tristan Thompson ha giocato con la sua tradizionale intensità sotto canestro, a rimbalzo offensivo probabilmente l'unica area debole dei Warriors come avevano in parte dimostrato i Thunder un anno fa (ora Durant è sulla Baia ma in parte il difetto resta, anche perché Andrew Bogut era un protettore migliore di Zaza Pachulia).
venerdì 9 giugno 2017
LeBron e Durant: due mosse uguali eppure diverse
Così Kevin Durant è diventato il miglior giocatore del mondo superando in una settimana quello che sette giorni fa veniva considerato un degno sfidante di Michael Jordan come migliore di tutti i tempi. Giudizi e opinioni nella NBA cambiano davvero troppo in fretta. Era eccessivo ritenere LeBron James superiore a Jordan. Pat Riley - che con lui ha vinto due titoli a Miami da executive - l'altro giorno ha definito Magic Johnson il più grande di sempre. Sono opinioni. Appassionano perché possono durare all'infinito. Non c'è modo di arrivare ad un risultato definitivo. Ma LeBron è sicuramente uno dei più grandi della storia. Quanto al confronto con Kevin Durant oggi è ingiusto. La probabile conquista del trofeo di MVP della finale rende giustizia alla sua scelta di trasferirsi ai Warriors. La convalida. Ma se invertissimo i ruoli, LeBron starebbe vincendo il titolo con Golden State e Durant sarebbe sotto 3-0 con Cleveland. La narrativa di questa Finale sarebbe molto differente. Se Durant non fosse qui a giocare la Finale accanto a Curry, Thompson e Green oggi nessuno parlerebbe di lui - e la sua Finale resta fantastica - in questi termini come nessuno oggi parla di Westbrook, Harden e Leonard come facevamo fino a 15-30 giorni fa.
giovedì 8 giugno 2017
Quando esce LeBron non c'è storia: Warriors ingiocabili
Cleveland era avanti 31-29 nel primo quarto e - in attesa che si scatenasse anche Kyrie Irving - LeBron James stava giocando come se fosse posseduto dal demonio. Klay Thompson aveva giocato un primo periodo dei suoi, 16 punti sbagliando nulla. Che i Cavs fossero avanti in una sparatoria per loro insostenibile era già un'impresa. Poi Tyronn Lue ha fatto riposare LeBron per due minuti. Golden State ha chiuso con un 10-0 di parziale schizzando sopra di otto. Ad un livello così alto, quello dei Warriors, Cleveland non può permettersi nessun lusso. Come far riposare LeBron.
mercoledì 7 giugno 2017
30 su 30: nessuna squadra NBA cambierà allenatore!
Trovo abbastanza curioso che pochi abbiano notato un fatto a
suo modo storico sia per la NBA che per il basket e forse per qualsiasi lega
professionistica sportiva al mondo. In questa post-season probabilmente nessuna
delle 30 squadre NBA cambierà il proprio allenatore. Non credo sia mai successo
in passato. Spiegare questo fenomeno in parte casuale non è facile ma si
possono fare alcune considerazioni.
martedì 6 giugno 2017
Il Dream Team dei Warriors potrebbe costare fino a 260 milioni!
La prossima estate i Golden State Warriors firmeranno Stephen Curry e Kevin Durant per una cifra globale che nel primo anno di contratto potrebbe variare tra i 65 e i 70 milioni di dollari. I Warriors hanno forse la miglior squadra offensiva della storia e una delle migliori di sempre in assoluto con i loro quattro All-Star tutti nel pieno della carriera, ma mantenere questo roster obbligherà la proprietà di Joe Lacob a pagare cifre senza precedenti.
lunedì 5 giugno 2017
Nemmeno questo LeBron è abbastanza contro questi Warriors
Ci sono state serie simili a questa. È bastato cambiare arena, costa, fuso orario per ribaltare tutto. Ma il 2-0 di Golden State su Cleveland sembra diverso perché specie dopo gara 2 la sensazione è che i Cavs siano stati stritolati per manifesta inferiorità di fronte ad un avversario irresistibile. LeBron può segnare più che in gara 2 ma può giocare meglio? Kevin Love può fare meglio?
venerdì 2 giugno 2017
Le brutte sensazioni dopo gara 1: Golden State può dominare?
Adesso che Golden State ha vinto la tredicesima gara consecutiva di questi playoffs riservando a Cleveland lo stesso trattamento riservato in precedenza alle squadre della Western Conference, il sospetto che la trilogia di questa finale NBA si riveli un'altra galoppata trionfale dei Warriors è reale. Non così presto. Ci saranno aggiustamenti, ci saranno reazioni, si cambierà costa e tutto magari cambierà.
mercoledì 31 maggio 2017
Finale 2017: la sfida più scontata ma ora c'è Durant
La terza finale consecutiva tra Golden State e Cleveland dimostra che
nella NBA il concetto di equilibrio non è stato raggiunto. Semmai è il contrario. Il fatto che
nella storia non ci fosse mai stata la stessa finale per tre anni
consecutivi è significativo. In passato giocare tre anni consecutivi la
finale si è rivelato difficile, ma giocarla tutte e tre le volte contro
lo stesso avversario è sempre stato impossibile. Ma questa è l'era dei
super team. Golden State e Cleveland godono di una superiorità nei
confronti della concorrenza schiacciante. Senza l'anomala sconfitta dei
Cavaliers in gara 3 contro Boston entrambe le squadre sarebbero arrivate
all'atto conclusivo della stagione imbattute. Un altro fatto senza
precedenti. Golden State ha imitato i Los Angeles Lakers del 2001
arrivando alla Finale senza sconfitte. Quei Lakers poi vinsero la finale
facilmente 4 a 1 contro Philadelphia. I Sixers riuscirono nell'impresa
titanica di vincere gara 1 a Los Angeles ma fu una sconfitta occasionale
generata da una prova iperbolica di Allen Iverson. Dopo i Lakers
dominarono facilmente la serie.
martedì 30 maggio 2017
I grandi canestri della storia delle Finali NBA
La tripla con cui Ray Allen salvò il titolo di Miami nel 2013 va considerata il più grande canestro nella storia della Finale? Uno dei più grandi certamente. Senza quel canestro Miami non avrebbe vinto il titolo ma è vero che dopo quel canestro si è giocata una gara 7 che gli Heat hanno vinto. Personalmente ritengo più importante la tripla risolutiva di Kyrie Irving nell'ultima finale. È stata quella del titolo. Basta. Altri canestri decisivi in finale?
martedì 23 maggio 2017
Cosa serve a Boston per avere Russell Westbrook?
Sappiamo tutti che gli Oklahoma City Thunder cercheranno di estendere il contratto di Russell Westbrook non appena sarà possibile, a partire dal prossimo 1 luglio. Ho spiegato qui la situazione. Ogni giorno che separa i Thunder dalla deadline di febbraio 2018 li renderà più vulnerabili. È ovvio: non possono permettersi di portare Westbrook a scadenza. Perderlo in cambio di nulla come accaduto con Kevin Durant ridurrebbe la squadra in briciole obbligandola ad un tanking selvaggio. Diventerebbe insignificante per un decennio almeno. Ecco perché senza estensione i Thunder sarebbero obbligati a cedere Westbrook.
venerdì 19 maggio 2017
A proposito dei quintetti All-NBA, di Davis, Gobert e Butler
Qualche settimana addietro avevo dato i miei quintetti stagionali. Non c'è niente di scientifico in certe scelte. Ma il primo quintetto coincide alla perfezione. Per quattro quinti coincide anche il secondo e per tre quinti il terzo. La differenza è nei centri. Io ho scelto DeMarcus Cousins e Nikola Jokic. Nei quintetti ufficiali figurano Rudy Gobert e DeAndre Jordan. Vorrei dire ancora due cose.
Mercato dei point-man: Paul, Lowry, Hill e la scelta di San Antonio
Il ruolo di point-man è il più profondo, ricco di talento
nella NBA di oggi e anche probabilmente decisivo. E’ possibile elencare almeno
dieci giocatori del ruolo di livello estremo. La conseguenza è che da un lato non è concepibile costruire una squadra forte senza un interprete top del ruolo
e dall’altro la concorrenza è tremenda. Il prossimo draft tra l’altro prevede
un influsso di talento specifico irreale, senza precedenti il che crea una
situazione di imbarazzo generale. Chi è in scadenza di contratto e ha grandi aspettative
economiche deve anche aspettarsi un po’ di prudenza da parte dei club. Secondo
i “draftologi” stanno per arrivare almeno cinque fuoriclasse del ruolo, poi
magari non saranno tutti fuoriclasse ma il dato è significativo. Quindi il
mercato dei point-man è florido ma al tempo stesso complicato. Ci sono sei
giocatori in diversi momenti della carriera in scadenza di contratto e tante
situazioni intriganti. La più intrigante riguarda i San Antonio Spurs.
mercoledì 17 maggio 2017
I Celtics rinunceranno a Fultz? Solo per un Westbrook o un Davis
Nell'arco di tre giorni, i Celtics hanno vinto gara 7 della semifinale di conference contro Washington, hanno vinto la Lotteria del draft e sono andati a sfidare LeBron come ultimo ostacolo tra King James e la sua settima finale consecutiva. Quante volte nella storia una squadra così forte ha potuto scegliere per prima? Ai Lakers successe due volte e presero Magic Johnson e poi James Worthy. I Celtics usarono questa opportunità nel 1980 per cedere Joe Barry Carroll ai Golden State Warriors ricavandone Kevin McHale (numero 3 dello stesso draft) e Robert Parish. Danny Ainge potrebbe imitare il maestro Red Auerbach, diventare molto creativo e scambiare il diritto di scegliere per primo in cambio di... ogni ipotesi è legittima.
martedì 16 maggio 2017
A proposito di James Harden...
Ci sono partite che - giusto o sbagliato che sia - identificano una carriera. Nella serie Billions, c'è un passaggio nel quale Paul Giamatti dice una cosa tipo "Avevi l'emicrania come Scottie Pippen?". Sono passati quasi 30 anni, Pippen ha vinto sei titoli, è un Hall of Fame, forse uno dei Top 30 di sempre. Ma le prime due partite che si ricordino di lui sono quella dell'emicrania - gara 7 a Detroit nel 1990 - con relativo 2 su 17 dal campo e quella del rifiuto a rientrare in una gara di playoffs contro New York. Phil Jackson aveva scelto Toni Kukoc e non lui per prendere il tiro decisivo (Kukoc segnò).
lunedì 15 maggio 2017
La difesa di Pachulia su Kawhi Leonard
Quindi qual è la verità su Kawhi Leonard? Sì, perché i suoi playoffs stanno mettendo a dura prova ogni concezione statistica. San Antonio ha vinto (per usare un eufemismo) gara 6 contro Houston senza il suo leader designato. Senza Leonard, gli Spurs sono 8-1. Sulla carta significa che Leonard è la grande superstar che meno incide sulla propria squadra, concetto reale che valorizza la cosiddetta cultura degli Spurs, così solidi da sopravvivere al ritiro di Tim Duncan, all'invecchiamento di Manu Ginobili, alla perdita di Tony Parker e perfino all'assenza di Leonard. Cleveland non potrebbe mai sopportare l'assenza di LeBron o OKC di Russell Westbrook. O Houston di James Harden. Golden State è diversa perché di superstar ne ha addirittira quattro.
domenica 14 maggio 2017
RIP Mario De Sisti, il genio delle difese ingiocabili
La squadra in attacco, la squadra di casa, era la mia squadra. Ma dopo 30 minuti di odissea offensiva ebbi la sensazione netta che il nostro playmaker, Giovanni Diana, fosse sul punto di ordinare alle proprie truppe di deporre le armi. Posare il pallone in terra e stringere la mano all'avversario. Non successe perché non è previsto ma la difesa di Gorizia era troppo ben organizzata, troppo ben eseguita per venirne a capo. Ricordo Billy Mayfield. Tommy LaGarde. Ovviamente Alberto Ardessi che era un attaccante. Ma quella squadra che avrebbe conquistato la A1 era un rebus insormontabile.
giovedì 11 maggio 2017
Tutte le scelte possibili di Gordon Hayward
A differenza dei Toronto Raptors o dei Los Angeles Clippers o dei Chicago Bulls ovvero tutte squadre a metà strada tra la voglia di insistere con il gruppo attuale per prolungare uno status di medio-alto livello e quella di provare a ripartire usando le proprie stelle per accumulare asset (i Bulls) o ripulire il salary cap, gli Utah Jazz hanno idee chiarissime in un'estate tuttavia ricca di incertezze. I Jazz hanno due dei loro tre migliori giocatori in scadenza di contratto e senza restrizioni. Un altro, Derrick Favors, diventa free-agent tra un anno. Diversi giocatori giovani della squadra sono in un limbo. Promettenti ma anche in procinto di monetizzare.
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