Nel momento stesso in cui due estati fa Kevin Durant scelse
di portare il suo talento sulla Baia, istantaneamente le sue possibilità di
vincere un secondo MVP dopo quello conquistato con Oklahoma City nel 2014 si
sono ridotte. E per osmosi si sono ridotte anche quelle di Stephen Curry.
Succede sempre quando un superteam non ha un chiaro leader. A Miami era LeBron
James pur arrivando lui, da esterno, nella squadra di Dwyane Wade; ai Lakers di
inizio secolo il leader era Shaquille O’Neal e Kobe Bryant è diventato un
candidato MVP solo quando Shaq è stato ceduto a Miami; a Houston, Chris Paul è
andato a fortificare i Rockets che restano la squadra di James Harden. Durant
era il numero 1 a OKC. Probabilmente, Russell Westbrook non sarebbe mai stato
l’MVP della Lega se KD non fosse andato mai andato via. Forse.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
Visualizzazione post con etichetta Stephen Curry. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stephen Curry. Mostra tutti i post
venerdì 30 marzo 2018
lunedì 10 luglio 2017
Golden Times Aggiornato: Stephen Curry
Dell Curry aveva quattro
sorelle. Tutte più grandi di lui. Trovava una via di fuga quando rimaneva fuori
di casa e il suo allenatore al liceo lo ospitava nella propria… stalla. E’ una
storia nota. Curry veniva da Harrisonburg in Virginia e aveva il canestro nel
sangue. La tecnica giusta, il gomito posizionato perfettamente a formare una
elle con l’avambraccio. Il rilascio perfetto. Dell Curry era un tiratore nato
ma non si accontentava di esserlo. No. Dell Curry percorreva i 15 minuti che lo
separavano dalla casa in cui viveva il suo coach a Fort Defiance High School.
C’era un canestro appeso nella stalla. Dell aveva il permesso di rimanere lì e
tirare all’infinito. L’obiettivo di ogni giorno era segnare 500 canestri. “Ma
il bello è che potevo andarci con qualunque tempo e a qualunque ora. La stalla
era sempre aperta”, racconta. Talento, istinto, tecnica e lavoro. Dell Curry
sarebbe diventato uno dei più grandi tiratori di tutti i tempi.
venerdì 19 maggio 2017
Mercato dei point-man: Paul, Lowry, Hill e la scelta di San Antonio
Il ruolo di point-man è il più profondo, ricco di talento
nella NBA di oggi e anche probabilmente decisivo. E’ possibile elencare almeno
dieci giocatori del ruolo di livello estremo. La conseguenza è che da un lato non è concepibile costruire una squadra forte senza un interprete top del ruolo
e dall’altro la concorrenza è tremenda. Il prossimo draft tra l’altro prevede
un influsso di talento specifico irreale, senza precedenti il che crea una
situazione di imbarazzo generale. Chi è in scadenza di contratto e ha grandi aspettative
economiche deve anche aspettarsi un po’ di prudenza da parte dei club. Secondo
i “draftologi” stanno per arrivare almeno cinque fuoriclasse del ruolo, poi
magari non saranno tutti fuoriclasse ma il dato è significativo. Quindi il
mercato dei point-man è florido ma al tempo stesso complicato. Ci sono sei
giocatori in diversi momenti della carriera in scadenza di contratto e tante
situazioni intriganti. La più intrigante riguarda i San Antonio Spurs.
mercoledì 5 aprile 2017
Golden Times: la più grande regular season di sempre
Draymond Green, diventato ricco con il suo nuovo contratto, è diventato una storia intrigante, l’anima della squadra, un giocatore rivoluzionario, di quelli che dividono perché parlano tanto, picchiano, lottano, disturbano. A fine stagione, il suo spirito agonistico si sarebbe riversato contro di lui e contro i Warriors, ma durante la stagione Green è stato l’anima della squadra.
martedì 17 gennaio 2017
NBA WEEK 12/d: le guardie del West per l'All-Star Game
Quando nella stessa conference hai Russell Westbrook e James
Harden per quanto quest'ultimo sia anche lui un point-man le scelte sono fatte
in partenza. I due stanno devastando record inimmaginabili. L'aspetto più
inquietante è che con il tipo di stagione che stanno vivendo uno dei due non
sarà comunque l'MVP. E invece lo meriterebbero tutti e due. Proiettandoli
entrambi come titolari, nella Western occorre mantenere unica la posizione di
guardia generica e cercare i due cambi.
lunedì 14 novembre 2016
NBA WEEK 3/c: il ritorno di Dwyane Wade a Miami
Ci sono storie che finiscono bene anche quando finiscono male. Dobbiamo dare credito a Dwyane Wade e ai Miami Heat. Wade avrebbe dovuto finire la carriera a South Beach. Non è stato possibile ma il suo ritorno da avversario è stato gestito bene da tutti. Soprattutto dal pubblico riconoscente. Nella NBA è molto difficile che anche una star conclamata riesca a spendere tutta la carriera con la stessa squadra. Perché succeda è necessario uno sforzo collettivo. Il giocatore dovrebbe abbreviare la carriera, chiuderla uno o due anni prima.
martedì 8 novembre 2016
NBA WEEK 2: Knicks, Ray Allen, Mutombo, Westbrook, Kemba ecc
Ritengo che i New York Knicks non saranno molto diversi da quelli delle prime partite. Possono andare a Chicago e vincere in modo convincente salvo perdere due giorni dopo in casa contro Utah (della quale ci sarebbe molto da dire). Il problema panchina – altra squadra afflitta dallo stesso difetto è Houston – è enorme.
Etichette:
Dikembe Mutombo,
Dwyane Wade,
Kemba Walker,
Kevin Durant,
Klay Thompson,
Michael Kidd-Gilchrist,
New York Knicks,
Ray Allen,
Stephen Curry
lunedì 7 novembre 2016
venerdì 4 novembre 2016
Golden Times:da Dell Curry a Stephen Curry, l'arte del tiro
mercoledì 19 ottobre 2016
Golden Times: il record inutile
I Chicago Bulls fecero il
record nel 1996. Era l’anno del ritorno in campo, fin dalla preseason, di
Michael Jordan dopo la parentesi discussa nel baseball. Vinsero 72 partite, ne
persero 10. Poi nei playoffs ne persero tre, una contro i Knicks nella
semifinale di conference e due in finale contro i Seattle Supersonics ma sul
3-0. Non ci fu mai un momento in tutta la stagione in cui il titolo dei Bulls
apparve in dubbio.
lunedì 17 ottobre 2016
Golden Times: la storia del più bizzarro show cestistico moderno
I Golden State Warriors
sono “The Most Entertaining Show on Earth”, il più grande, intrigante
spettacolo cestistico sulla faccia della terra. Hanno conquistato la NBA con record,
velocità, sicurezza e soprattutto con un gioco affascinante, costruito attorno
ad uno dei giocatori più incredibili che si siano mai visti al mondo. E
altrettanto velocemente hanno preso tutto questo, record, spettacolo, sicurezza
e l’hanno gettato dalla finestra. E’ come se ogni squadra avesse davvero un DNA
al quale è impossibile sfuggire. Può accadere ma non definitivamente. Non
sarebbero i Warriors se dopo un titolo NBA vinto dopo 40 anni e il primato di
ogni epoca di vittorie non avessero perso in casa, in gara 7, il secondo titolo,
ritenuto per mesi scontato. Una bizzarra anomalia che anche nel momento del
successo percorre la spina dorsale di una franchigia che è sempre stata anomala
e bizzarra.
lunedì 10 ottobre 2016
The Stephen Curry Revolution
Stephen Curry è il miglior tiratore della storia? Le
cifre assecondano questa teoria, ma è anche un giocatore rivoluzionario fine a
sé stesso, forse persino fuorviante oppure è un giocatore che ha indicato una
strada? Una volta si diceva che il tiro da fuori ti fa vincere le partite ma
difficilmente un titolo. Il tiro da fuori è aleatorio, episodico, per sua
stessa definizione discontinuo, inaffidabile, imprevedibile.
venerdì 7 ottobre 2016
NBA Preview: chi può vincere veramente oltre ai Warriors?
Ogni squadra viene analizzata nei dettagli fino all'ultimo
giocatore del roster, vivisezionata. Ma nella NBA la realtà è molto
semplice. Per identificare chi possa davvero vincere il titolo NBA è
sufficiente considerare le squadre che allineano uno dei primi
tre-quattro giocatori della Lega. Quasi sempre uno dei primi due. Lo
dice la storia. Guardate dal 1991 ad oggi quante volte questa regola è
stata disattesa. Al massimo tre o quattro volte forse solo una.
Iscriviti a:
Post (Atom)












