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venerdì 30 marzo 2018

MVP Review: perchè Durant e Steph si ostacolano


Nel momento stesso in cui due estati fa Kevin Durant scelse di portare il suo talento sulla Baia, istantaneamente le sue possibilità di vincere un secondo MVP dopo quello conquistato con Oklahoma City nel 2014 si sono ridotte. E per osmosi si sono ridotte anche quelle di Stephen Curry. Succede sempre quando un superteam non ha un chiaro leader. A Miami era LeBron James pur arrivando lui, da esterno, nella squadra di Dwyane Wade; ai Lakers di inizio secolo il leader era Shaquille O’Neal e Kobe Bryant è diventato un candidato MVP solo quando Shaq è stato ceduto a Miami; a Houston, Chris Paul è andato a fortificare i Rockets che restano la squadra di James Harden. Durant era il numero 1 a OKC. Probabilmente, Russell Westbrook non sarebbe mai stato l’MVP della Lega se KD non fosse andato mai andato via. Forse.

lunedì 10 luglio 2017

Golden Times Aggiornato: Stephen Curry



Dell Curry aveva quattro sorelle. Tutte più grandi di lui. Trovava una via di fuga quando rimaneva fuori di casa e il suo allenatore al liceo lo ospitava nella propria… stalla. E’ una storia nota. Curry veniva da Harrisonburg in Virginia e aveva il canestro nel sangue. La tecnica giusta, il gomito posizionato perfettamente a formare una elle con l’avambraccio. Il rilascio perfetto. Dell Curry era un tiratore nato ma non si accontentava di esserlo. No. Dell Curry percorreva i 15 minuti che lo separavano dalla casa in cui viveva il suo coach a Fort Defiance High School. C’era un canestro appeso nella stalla. Dell aveva il permesso di rimanere lì e tirare all’infinito. L’obiettivo di ogni giorno era segnare 500 canestri. “Ma il bello è che potevo andarci con qualunque tempo e a qualunque ora. La stalla era sempre aperta”, racconta. Talento, istinto, tecnica e lavoro. Dell Curry sarebbe diventato uno dei più grandi tiratori di tutti i tempi.

venerdì 19 maggio 2017

Mercato dei point-man: Paul, Lowry, Hill e la scelta di San Antonio



Il ruolo di point-man è il più profondo, ricco di talento nella NBA di oggi e anche probabilmente decisivo. E’ possibile elencare almeno dieci giocatori del ruolo di livello estremo. La conseguenza è che da un lato non è concepibile costruire una squadra forte senza un interprete top del ruolo e dall’altro la concorrenza è tremenda. Il prossimo draft tra l’altro prevede un influsso di talento specifico irreale, senza precedenti il che crea una situazione di imbarazzo generale. Chi è in scadenza di contratto e ha grandi aspettative economiche deve anche aspettarsi un po’ di prudenza da parte dei club. Secondo i “draftologi” stanno per arrivare almeno cinque fuoriclasse del ruolo, poi magari non saranno tutti fuoriclasse ma il dato è significativo. Quindi il mercato dei point-man è florido ma al tempo stesso complicato. Ci sono sei giocatori in diversi momenti della carriera in scadenza di contratto e tante situazioni intriganti. La più intrigante riguarda i San Antonio Spurs.

mercoledì 5 aprile 2017

Golden Times: la più grande regular season di sempre


Draymond Green, diventato ricco con il suo nuovo contratto, è diventato una storia intrigante, l’anima della squadra, un giocatore rivoluzionario, di quelli che dividono perché parlano tanto, picchiano, lottano, disturbano. A fine stagione, il suo spirito agonistico si sarebbe riversato contro di lui e contro i Warriors, ma durante la stagione Green è stato l’anima della squadra. 

martedì 17 gennaio 2017

NBA WEEK 12/d: le guardie del West per l'All-Star Game



Quando nella stessa conference hai Russell Westbrook e James Harden per quanto quest'ultimo sia anche lui un point-man le scelte sono fatte in partenza. I due stanno devastando record inimmaginabili. L'aspetto più inquietante è che con il tipo di stagione che stanno vivendo uno dei due non sarà comunque l'MVP. E invece lo meriterebbero tutti e due. Proiettandoli entrambi come titolari, nella Western occorre mantenere unica la posizione di guardia generica e cercare i due cambi.

lunedì 14 novembre 2016

NBA WEEK 3/c: il ritorno di Dwyane Wade a Miami



Ci sono storie che finiscono bene anche quando finiscono male. Dobbiamo dare credito a Dwyane Wade e ai Miami Heat. Wade avrebbe dovuto finire la carriera a South Beach. Non è stato possibile ma il suo ritorno da avversario è stato gestito bene da tutti. Soprattutto dal pubblico riconoscente. Nella NBA è molto difficile che anche una star conclamata riesca a spendere tutta la carriera con la stessa squadra. Perché succeda è necessario uno sforzo collettivo. Il giocatore dovrebbe abbreviare la carriera, chiuderla uno o due anni prima.

NBA WEEK 3/a: la superdifesa dei Los Angeles Clippers



E se fosse l’anno buono, quello in cui i Los Angeles Clippers esprimono finalmente il loro potenziale da Superteam? Dopo tre settimane, sono la miglior squadra NBA, non hanno mai perso in trasferta e la sconfitta incassata dai Thunder è stata vendicata nell’ultimo weekend.

martedì 8 novembre 2016

NBA WEEK 2: Knicks, Ray Allen, Mutombo, Westbrook, Kemba ecc


Ritengo che i New York Knicks non saranno molto diversi da quelli delle prime partite. Possono andare a Chicago e vincere in modo convincente salvo perdere due giorni dopo in casa contro Utah (della quale ci sarebbe molto da dire). Il problema panchina – altra squadra afflitta dallo stesso difetto è Houston – è enorme. 

venerdì 4 novembre 2016

Golden Times:da Dell Curry a Stephen Curry, l'arte del tiro




Dell Curry aveva quattro sorelle. Tutte più grandi di lui. Trovava una via di fuga quando rimaneva fuori di casa e il suo allenatore al liceo lo ospitava nella propria… stalla. E’ una storia nota. Curry veniva da Harrisonburg in Virginia e aveva il canestro nel sangue. La tecnica giusta, il gomito posizionato perfettamente a formare una elle con l’avambraccio. Il rilascio perfetto. Dell Curry era un tiratore nato ma non si accontentava di esserlo. No. Dell Curry percorreva i 15 minuti che lo separavano dalla casa in cui viveva il suo coach a Fort Defiance High School. C’era un canestro appeso nella stalla. Dell aveva il permesso di rimanere lì e tirare all’infinito. L’obiettivo di ogni giorno era segnare 500 canestri. “Ma il bello è che potevo andarci con qualunque tempo e a qualunque ora. La stalla era sempre aperta”, racconta. Talento, istinto, tecnica e lavoro. Dell Curry sarebbe diventato uno dei più grandi tiratori di tutti i tempi.

mercoledì 19 ottobre 2016

Golden Times: il record inutile




I Chicago Bulls fecero il record nel 1996. Era l’anno del ritorno in campo, fin dalla preseason, di Michael Jordan dopo la parentesi discussa nel baseball. Vinsero 72 partite, ne persero 10. Poi nei playoffs ne persero tre, una contro i Knicks nella semifinale di conference e due in finale contro i Seattle Supersonics ma sul 3-0. Non ci fu mai un momento in tutta la stagione in cui il titolo dei Bulls apparve in dubbio.

lunedì 17 ottobre 2016

Golden Times: la storia del più bizzarro show cestistico moderno



I Golden State Warriors sono “The Most Entertaining Show on Earth”, il più grande, intrigante spettacolo cestistico sulla faccia della terra. Hanno conquistato la NBA con record, velocità, sicurezza e soprattutto con un gioco affascinante, costruito attorno ad uno dei giocatori più incredibili che si siano mai visti al mondo. E altrettanto velocemente hanno preso tutto questo, record, spettacolo, sicurezza e l’hanno gettato dalla finestra. E’ come se ogni squadra avesse davvero un DNA al quale è impossibile sfuggire. Può accadere ma non definitivamente. Non sarebbero i Warriors se dopo un titolo NBA vinto dopo 40 anni e il primato di ogni epoca di vittorie non avessero perso in casa, in gara 7, il secondo titolo, ritenuto per mesi scontato. Una bizzarra anomalia che anche nel momento del successo percorre la spina dorsale di una franchigia che è sempre stata anomala e bizzarra.

lunedì 10 ottobre 2016

The Stephen Curry Revolution


Stephen Curry è il miglior tiratore della storia? Le cifre assecondano questa teoria, ma è anche un giocatore rivoluzionario fine a sé stesso, forse persino fuorviante oppure è un giocatore che ha indicato una strada? Una volta si diceva che il tiro da fuori ti fa vincere le partite ma difficilmente un titolo. Il tiro da fuori è aleatorio, episodico, per sua stessa definizione discontinuo, inaffidabile, imprevedibile.

venerdì 7 ottobre 2016

NBA Preview: chi può vincere veramente oltre ai Warriors?


Ogni squadra viene analizzata nei dettagli fino all'ultimo giocatore del roster, vivisezionata. Ma nella NBA la realtà è molto semplice. Per identificare chi possa davvero vincere il titolo NBA è sufficiente considerare le squadre che allineano uno dei primi tre-quattro giocatori della Lega. Quasi sempre uno dei primi due. Lo dice la storia. Guardate dal 1991 ad oggi quante volte questa regola è stata disattesa. Al massimo tre o quattro volte forse solo una.