Mancano appena 225 punti a LeBron James per diventare il primo realizzatore di sempre nella storia dei playoffs. A questo punto è molto probabile che ce la faccia prima del termine di questa stagione. Ha superato Kobe Bryant. Ha superato Kareem Abdul-Jabbarin gara 2 del secondo round e adesso andrà a caccia di Jordan. Il suo posto tra i più grandi di tutti i tempi è certo. Ma ogni giorno assume significati più forti.
Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
venerdì 21 aprile 2017
giovedì 20 aprile 2017
Ecco perché Houston sta controllando la sfida Westbrook-Harden
Dunque la resa dei conti tra James Harden e Russell Westbrook altrimenti nota come primo turno dei playoffs si sposta a Oklahoma City con i Rockets in controllo netto. Westbrook ha giocato una gara 2 monumentale ma il suo 4/18 dell'ultimo quarto ha fatto notizia quanto la prima tripla doppia della storia dei playoffs confezionata con 51 punti. Come al solito è difficile tracciare una linea: ha preso 18 tiri perché non ha avuto sostegno dai compagni o li ha cancellati? Ha sbagliato Billy Donovan a tenerlo in campo tutto l'ultimo quarto anziché permettergli il consueto riposino a inizio del periodo? E possiamo criticare le scelte di tiro finali quando ripetute volte in questa stagione Westbrook ha vinto per i Thunder giocando il quarto periodo esattamente allo stesso modo?
martedì 18 aprile 2017
Ma chi è questo Bobby Portis?
Ma chi è Bobby Portis, il grande protagonista inatteso della vittoria dei Bulls in gara 1 a Boston? Non è raro che nei playoffs, dove la preparazione è massima, emerga un giocatore poco noto anche se Portis è un secondo anno ed è stato scelto al primo giro nei draft del 2015. Portis piace alla gente di Chicago perché è il classico giocatore tutto energia ed esplosività ma il suo secondo anno non è stato migliore del primo, neppure come spazio a disposizione, pur avendo migliorato notevolmente per percentuali di tiro, dal 42.7% al 48.8%. Infatti con lui i Bulls segnano 110 punti ogni 100 possessi, 10 in più dell'anno scorso.
Mike D'Antoni: anatomia di un coach rivoluzionario (All In One)
All'inizio degli anni '90 quando Mike D'Antoni passò dal campo alla panchina di Milano, il gioco era fisico, tutti utilizzavano due lunghi, l’ala forte era praticamente un centro un po’ più basso e magari un po’ più pericoloso al tiro. Valeva in tutto il mondo. Nel 1999, quindi alla fine del decennio, San Antonio vinse il suo primo titolo NBA con Tim Duncan da ala forte e David Robinson da centro. I Knicks che giocarono la finale, al completo avevano Patrick Ewing da centro e Kurt Thomas o Marcus Camby come ali grandi. In Italia la Virtus di Messina campione d'Europa nel 1998 aveva Savic e Nesterovic e Frosini; nel 2001 vinse tutto con Frosini da 4 e Griffith da 5 più Smodis. Era un altro basket.
domenica 16 aprile 2017
Perché Houston e D'Antoni sono stati un connubio perfetto
Gli Houston Rockets hanno avuto il buon senso di scegliere D'Antoni per estremizzare le loro idee, coincidenti con quelle di Mike. I Knicks lo scelsero perché era un coach di moda. I Lakers perché avevano Steve Nash e una parte del club non voleva riprendersi in casa Phil Jackson. Ma D'Antoni quando è stato chiamato dai Rockets era un allenatore ai margini del mercato. Veniva da una brutta esperienza ai Lakers, aveva 65 anni e il suo ultimo lavoro era stato di assistente allenatore dei Sixers, praticamente un ruolo da saggio esperto. O da consulente dei due Colangelo. La differenza è che i Rockets volevano lui, le sue idee e il suo gioco.
sabato 15 aprile 2017
Primo turno: ecco le previsioni!
Numero 1 contro numero 8
Dovrebbero essere serie scontate ma la storia è un po' differente. Chicago ha battuto Boston due volte in regular season. Il livello di motivazione di Rajon Rondo sarà alle stelle. Dwyane Wade e Rondo hanno vinto in combinazione quattro titoli NBA e giocato sette finali. Un bagaglio di esperienza che i Celtics non hanno. Jimmy Butler potrebbe essere il miglior giocatore della serie, anche migliore di Isaiah Thomas. Non quest'anno ma in assoluto vale di più. I Bulls vengono da una stagione di litigi, divisioni e polemiche. Ma non sono la classica numero 8 del tabellone. E Boston non è la classica numero 1. Il mismatch più grande per me è Brad Stevens contro Fred Hoiberg. Poi le panchine e la solidità organizzativa dei Celtics. Troppo per i Bulls, per questi Bulls anche se mi chiedo cosa potrebbe succedere se Chicago neutralizzasse Thomas nel quarto quarto.
Pronostico: Boston in 5
Dovrebbero essere serie scontate ma la storia è un po' differente. Chicago ha battuto Boston due volte in regular season. Il livello di motivazione di Rajon Rondo sarà alle stelle. Dwyane Wade e Rondo hanno vinto in combinazione quattro titoli NBA e giocato sette finali. Un bagaglio di esperienza che i Celtics non hanno. Jimmy Butler potrebbe essere il miglior giocatore della serie, anche migliore di Isaiah Thomas. Non quest'anno ma in assoluto vale di più. I Bulls vengono da una stagione di litigi, divisioni e polemiche. Ma non sono la classica numero 8 del tabellone. E Boston non è la classica numero 1. Il mismatch più grande per me è Brad Stevens contro Fred Hoiberg. Poi le panchine e la solidità organizzativa dei Celtics. Troppo per i Bulls, per questi Bulls anche se mi chiedo cosa potrebbe succedere se Chicago neutralizzasse Thomas nel quarto quarto.
Pronostico: Boston in 5
venerdì 14 aprile 2017
D'Antoni: quando i Suns erano davvero anni avanti
Nel primo anno di D'Antoni a Phoenix, i Suns vinsero 62 partite ma furono eliminati nei playoffs dai San Antonio Spurs 4-1 giocando con mezzo Joe Johnson che si era rotto un osso sopra l'occhio. Gli Spurs avrebbero eliminato Phoenix tre volte in quattro stagioni, in due di queste tre volte avrebbero poi vinto il titolo. Nel 2006, i Suns di D’Antoni furono battuti da Dallas 4-2. La prima Phoenix aveva Steve Nash nei panni dell'attuale James Harden di Houston (fu due volte MVP), Joe Johnson e Quentin Richardson come esterni. Shawn Marion da ala forte. Amar'e Stoudemire da centro.
giovedì 13 aprile 2017
Eric Gordon e il curioso caso del premio di miglior sesto uomo
Sesto uomo dell'anno: Eric Gordon
Quest'anno i Rockets hanno trasportato il concetto di sesto uomo ad un altro livello. D'Antoni ha trovato una quadratura perfetta quando, rientrato Patrick Beverley dall'infortunio di inizio stagione, ha potuto usare Gordon dalla panchina per assicurarsi punti istantanei anche nei rari minuti di riposo concessi a James Harden (ironicamemte quando giocava a Milano, D'Antoni veniva spremuto fino all'inverosimile e Peterson rispomdeva alla critiche assicurando che gli avrebbe permesso di riposare... d'estate. Adesso D'Antoni fa lo stesso con le sue star che fossero Steve Nash a Phoenix o Harden a Houston).
Quest'anno i Rockets hanno trasportato il concetto di sesto uomo ad un altro livello. D'Antoni ha trovato una quadratura perfetta quando, rientrato Patrick Beverley dall'infortunio di inizio stagione, ha potuto usare Gordon dalla panchina per assicurarsi punti istantanei anche nei rari minuti di riposo concessi a James Harden (ironicamemte quando giocava a Milano, D'Antoni veniva spremuto fino all'inverosimile e Peterson rispomdeva alla critiche assicurando che gli avrebbe permesso di riposare... d'estate. Adesso D'Antoni fa lo stesso con le sue star che fossero Steve Nash a Phoenix o Harden a Houston).
D'Antoni: la storia dello Smallball
All'inizio degli anni '90 quando Mike D'Antoni passò dal campo alla panchina di Milano, il gioco era fisico, tutti utilizzavano due lunghi, l’ala forte era praticamente un centro un po’ più basso e magari un po’ più pericoloso al tiro. Valeva in tutto il mondo. Nel 1999, quindi alla fine del decennio, San Antonio vinse il suo primo titolo NBA con Tim Duncan da ala forte e David Robinson da centro. I Knicks che giocarono la finale, al completo avevano Patrick Ewing da centro e Kurt Thomas o Marcus Camby come ali grandi. In Italia la Virtus di Messina campione d'Europa nel 1998 aveva Savic e Nesterovic e Frosini; nel 2001 vinse tutto con Frosini da 4 e Griffith da 5 più Smodis. Era un altro basket.
mercoledì 12 aprile 2017
Perché Mike D’Antoni è stato il coach dell'anno
Coach dell'anno: Mike D’Antoni
Essere di parte è facile. Il conflitto di sentimenti innegabile ma Mike D’Antoni ha confezionato il terzo record della Lega. I Rockets avevano vinto 41 partite un anno fa, erano una squadra "dysfunctional" e hanno anche rinunciato - più che perso - al loro secondo miglior giocatore, Dwight Howard. D'Antoni ha permesso a James Harden di produrre la miglior stagione della sua carriera, cambiandogli in parte ruolo, convalidando idee che un tempo erano rivoluzionarie poi sono diventate moderne, all'avanguardia.
Essere di parte è facile. Il conflitto di sentimenti innegabile ma Mike D’Antoni ha confezionato il terzo record della Lega. I Rockets avevano vinto 41 partite un anno fa, erano una squadra "dysfunctional" e hanno anche rinunciato - più che perso - al loro secondo miglior giocatore, Dwight Howard. D'Antoni ha permesso a James Harden di produrre la miglior stagione della sua carriera, cambiandogli in parte ruolo, convalidando idee che un tempo erano rivoluzionarie poi sono diventate moderne, all'avanguardia.
martedì 11 aprile 2017
Rookie dell'anno: giusto o no nessuno è paragonabile a Embiid
Rookie dell'anno: Joel Embiid
E' la scelta più attaccabile. Embiid ha giocato solo 31 partite. Non dovrebbero bastare per vincere un premio ma il livello cui si è espresso è talmente superiore a qualsiasi altro potenziale candidato che non vedo un'alternativa credibile. E' stata una classe di rookie deturpata dall'indisponibilità di Ben Simmons ma anche da una certa mediocrità che forse è casuale o forse il frutto dell'eccessiva impreparazione di un esercito di giocatori che hanno speso un solo anno al college. Non so se sia giusto che diano il premio a Embiid ma non sono certo che lo sarebbe darlo ad un altro.
E' la scelta più attaccabile. Embiid ha giocato solo 31 partite. Non dovrebbero bastare per vincere un premio ma il livello cui si è espresso è talmente superiore a qualsiasi altro potenziale candidato che non vedo un'alternativa credibile. E' stata una classe di rookie deturpata dall'indisponibilità di Ben Simmons ma anche da una certa mediocrità che forse è casuale o forse il frutto dell'eccessiva impreparazione di un esercito di giocatori che hanno speso un solo anno al college. Non so se sia giusto che diano il premio a Embiid ma non sono certo che lo sarebbe darlo ad un altro.
lunedì 10 aprile 2017
I miei premi stagionali: Westbrook MVP, Jokic terzo quintetto
MVP: Russell Westbrook
Senza nulla togliere alla strepitosa stagione di James Harden. Quello che ha fatto è sensazionale e gli avrebbe garantito l'MVP in 40 diverse stagioni ma quello che ha fatto Westbrook è unico, senza precedenti reali. Mia classifica dei Top 10: 1 Westbrook, 2 Harden, 3 Leonard, 4 James, 5 Durant, 6 Thomas, 7 Curry, 8 Antetokoumnpo, 9 DeRozan, 10 Wall.
sabato 8 aprile 2017
Cosa faranno i Celtics della loro miniera d'oro del draft
Così i Boston Celtics affronteranno i playoffs con la scomoda sensazione
di aver perso l'occasione di puntare subito alla Finale con un
"upgrade" del roster che sarebbe stato automatico se avessero rinunciato
ad almeno una delle due scelte di Brooklyn che avranno nel 2017 e 2018. Avrebbero potuto avere Paul George al posto di Jae Crowder (che è un duro e difende forte:
per me non è l'uomo da cedere) o Jimmy Butler al posto di Avery Bradley. O magari DeMarcus Cousins, finito a New Orleans per molto meno. Ma non è
così.
mercoledì 5 aprile 2017
Golden Times: la più grande regular season di sempre
Draymond Green, diventato ricco con il suo nuovo contratto, è diventato una storia intrigante, l’anima della squadra, un giocatore rivoluzionario, di quelli che dividono perché parlano tanto, picchiano, lottano, disturbano. A fine stagione, il suo spirito agonistico si sarebbe riversato contro di lui e contro i Warriors, ma durante la stagione Green è stato l’anima della squadra.
lunedì 3 aprile 2017
San Antonio Spurs: dietro venti anni di vittorie (All in One)
I San Antonio Spurs hanno superato la soglia delle 50 vittorie, che nella concezione NBA rappresenta l'eccellenza assoluta, per il 18° anno consecutivo. Il segnale è fortissimo perché nessuno aveva mai avuto una striscia così lunga e poi perché è il primo anno che questo avviene senza Tim Duncan, il volto della franchigia dal 1997 al 2016 ininterrottamente. Siamo persino oltre il livello di dinastia. In questo arco di tempo i Lakers hanno vinto gli stessi titoli (cinque) e giocato una Finale in più (sette contro sei) ma qui parliamo di una costanza di rendimento sconvolgente.
sabato 1 aprile 2017
San Antonio alla fine è una questione di cultura
La programmazione e la credibilità - Gli Spurs non si sono mai fatti trovare impreparati. La leadership è passata fisiologicamente da David Robinson a Tim Duncan a Kawhi Leonard. Il supportong cast è stato costantemente corretto e ringiovanito. Quando venne scelto Leonard, Popovich pensava di avere in mano un Bruce Bowen al quadrato perché più alto, più atletico, con braccia lunghe e mani enormi. Ha superato le sue stesse aspettative. Ma quello che molti hanno sottovalutato è la qualità dello staff che ha sostenuto Popovich e Buford in questi anni. Il DNA degli Spurs è dappertutto. Hanno lavorato a San Antonio allenatori come Mike Budenholzer, Mike Brown, Brett Brown, Monty Williams (che ora è tornato), dirigenti come Sam Presti, Dell Demps, Danny Ferry, Sean Marks.
giovedì 30 marzo 2017
Lo scouting miracoloso dei San Antonio Spurs
Lo scouting - La prima operazione di Gregg Popovich agli Spurs fu chiamare RC Buford come responsabile dello scouting ma di fatto l'ex assistente di Larry Brown a Kansas diventò il vero general manager del club nel momento stesso in cui Popovich assunse la carica di capo allenatore. Nel 2002 il suo ruolo è stato certificato. Buford ha messo al segno numerose, brillanti operazioni di mercato, alcune già citate. Vedi lo scambio per Kawhi Leonard, ovvero l'apoteosi della sua carriera. O la firma di free-agent funzionali o addirittura decisivi come LaMarcus Aldridge o Pau Gasol per citare gli ultimi.
martedì 28 marzo 2017
Continuità, coaching e Kawhi Leonard tra i segreti degli Spurs
La continuità e il coaching - Gregg Popovich è stato allenatore e di fatto il leader della franchigia per tutta la durata dell'era Duncan. In questi venti anni gli Spurs hanno affinato la loro organizzazione ed efficacia. Laddove Duncan era stato preso con un colpo di audacia e fortuna, le successive star sono arrivate grazie alla qualità dello scouting e la programmazione.
Spurs, analisi di una dinastia fortunata
La fortuna - Ovviamente la fortuna va aiutata. Nel 1996/97 gli Spurs hanno fatto tanking elegante quando la pratica non era ancora di moda. L'ho ricordato altre volte: David Robinson giocò solo sei partite, Sean Elliott venne fermato per motivi di salute e una squadra da 50 vittorie facili venne relegata in Lotteria.
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