sabato 15 ottobre 2016

NBA Preview: la carriera incompiuta di Carmelo Anthony


Carmelo Anthony ha definito offensiva la sua collocazione come 13° miglior giocatore della NBA da parte della rivista di tendenza "Slam". Ma è davvaero una collocazione offensiva? Probabilmente no, conosco molta gente che non metterebbe mai, adesso, Carmelo Anthony tra i primi 15 della Lega e forse non lo convocherebbe per un'All-Star Game. In realtà è un giocatore individualmente fantastico, supremo realizzatore e probabilmente in grado di vincere - come ha fatto a livello internazionale - nel contesto giusto. Ma a 32 anni di età, la carriera professionistica di Carmelo si sta avviando verso la fase discendente rimanendo una colossale opera incompiuta.

mercoledì 12 ottobre 2016

NBA Preview: perché San Antonio è sempre al top della NBA


La grande e lunghissima dinastia dei San Antonio Spurs è nata da un infortunio, forse due (David Robinson ma anche Sean Elliott), un'azione di forza considerata all'epoca altamente impopolare con la quale Gregg Popovich prese il posto di Bob Hill in panchina e un colpo di fortuna, quello di poter scegliere Manu Ginobili alla fine del secondo giro del draft.
Ma non sarebbe stato possibile resistere cosi a lungo al vertice quindi senza poter mai selezionare in alto nei draft se gli Spurs non fossero davvero di un altro pianeta nell'identificare e sviluppare il talento. Per dire: Tim Duncan ha trascorso tutta la carriera puntando al titolo NBA. Nessuno l'ha fatto per 18 anni senza cambiare squadra. Gli Spurs in tutto questo tempo non hanno mai dovuto ricostruire. Merito delle loro stelle ma anche di un "masterful job" eseguito nel cambiare le singole parti del roster ringiovanendolo e qualche volta migliorandolo.

martedì 11 ottobre 2016

NBA Preview: l'ora della verità per Anthony Davis


Ho inserito Anthony Davis tra i giocatori attorno ai quali è possibile costruire una squadra da titolo NBA. Credo che il supporting cast dei Pelicans non sia ancora competitivo ma tutto comincia da Davis ed è innegabile che lui e la sua squadra vengano da una stagione molto negativa. Questa è la sua quinta nella NBA e anche se le aspettative devono essere realistiche, qualche progresso va mostrato.
Due anni  fa New Orleans conquistò un posto nei playoffs. Venne eliminata 3-0 da Golden State ma Davis si espresse al livello dei primi 3 o 4 giocatori del mondo ed era normale considerare lui e i Pelicans su una generica corsia di sorpasso. Tuttavia il coach Monty Williams venne avvicendato in favore di Alvin Gentry, un veterano reduce dal titolo con i Warriors da primo assistente di Steve Kerr. Gentry è rispettato negli ambienti NBA ma da capo allenatore non ha mai fatto molto. In ogni caso New Orleans ha compiuto diversi passi indietro, non è mai stata in corsa per i playoffs e soprattutto persino Davis è regredito.

lunedì 10 ottobre 2016

The Stephen Curry Revolution


Stephen Curry è il miglior tiratore della storia? Le cifre assecondano questa teoria, ma è anche un giocatore rivoluzionario fine a sé stesso, forse persino fuorviante oppure è un giocatore che ha indicato una strada? Una volta si diceva che il tiro da fuori ti fa vincere le partite ma difficilmente un titolo. Il tiro da fuori è aleatorio, episodico, per sua stessa definizione discontinuo, inaffidabile, imprevedibile.

sabato 8 ottobre 2016

NBA Preview: il superteam dei Los Angeles Clippers


Il secondo concetto  (puoi leggere qui la prima parte della preview) ci conduce direttamente ai giorni nostri e all-epoca dei superteams. Non basta avere un giocatore che possa essere il migliore in una formazione da titolo. Serve almeno una seconda superstar e forse una terza. Il primo obiettivo di una franchigia è trovare "That Guy", il giocatore attorno a cui costruire un titolo o più di uno. Di solito lo trovi attraverso il draft (Dwyane Wade Stephen Curry, il primo LeBron, Durant, Westbrook, Irving parlando dei contemporanei) oppure attraverso il mercato dei free-agent (LeBron a Miami e poi di nuovo a Cleveland, KD a Golden State) e più raramente attraverso uno scambio (James Harden o Chris Paul). Ma da solo non basta questo giocatore.

venerdì 7 ottobre 2016

NBA Preview: chi può vincere veramente oltre ai Warriors?


Ogni squadra viene analizzata nei dettagli fino all'ultimo giocatore del roster, vivisezionata. Ma nella NBA la realtà è molto semplice. Per identificare chi possa davvero vincere il titolo NBA è sufficiente considerare le squadre che allineano uno dei primi tre-quattro giocatori della Lega. Quasi sempre uno dei primi due. Lo dice la storia. Guardate dal 1991 ad oggi quante volte questa regola è stata disattesa. Al massimo tre o quattro volte forse solo una.

giovedì 6 ottobre 2016

NBA Notes: il sostituto di Durant, Patrick McCaw e Jordan McRae

La prima scelta degli Oklahoma City Thunder per sostituire nominalmente Kevin Durant è Andre Roberson. Per ora Coach Billy Donovan ha deciso di puntare sui suoi migliori esterni tutti insieme anche se avere Russell Westbrook, Victor Oladipo e Andre Roberson contemporaneamente significa sacrificare tiro e taglia fisica. La prima opzione, contropiede a parte, sarà il pick and roll Westbrook-Adams che può essere letale anche se non supportato dai tiratori esterni. Sul piano della chimica i Thunder non sono facili perché la miglior ala forte Enes Kanter in realtà è un centro che non si sposa bene con Steven Adams. Nelle due amichevoli spagnole è stato Domantas Sabonis ad andare in quintetto da ala grande. Ma bisognerà trovare il modo di usare i due bigs a lungo insieme perché è l'assetto che meglio definisce l'identità di OKC come miglior squadra a rimbalzo offensivo della Lega.

martedì 4 ottobre 2016

Le maglie ritirate dai Rockets prima dell'11 di Yao Ming


Gli Houston Rockets hanno annunciato il ritiro della maglia numero 11 di Yao Ming. E' curioso osservare i nomi dei giocatori che hanno ricevuto lo stesso onore ovvero Rudy Tomjanovich, Calvin Murphy, Hakeem Olajuwon, Clyde Drexler e Moses Malone, più Carroll Dawson.
Rudy Tomjanovich è al di sopra di ogni sospetto. Se c'è stato un personaggio con il quale identificare i Rockets questi è stato Rudy T, prima da giocatore, un bomber, poi da allenatore. I Rockets hanno vinto due titoli e Tomjanovich era il loro allenatore. Robert Horry, che è stato allenato e ha vinto anche con Phil Jackson e Gregg Popovich, l'ha definito il suo allenatore preferito, il migliore che abbia avuto. Ma macabramente nonostante una grande carriera da giocatore e poi da allenatore l'episodio che ne ha circoscritto l'esistenza non ha nulla a che vedere con il basket. Tomjanovich incassò il pugno più devastante nella storia della NBA, dal muscolare dei Lakers, Kermit Washington. Questi stava "discutendo" con Kevin Kunnert: Tomjanovich corse verso il luogo dell'incidente con intenti pacifisti. Washington non lo sapeva: scorse un avversario che correva verso di lui, alle proprie spalle, e lo colpì di incontro.

venerdì 30 settembre 2016

NBA Preview: dietro la scelta di Harden come point-guard di Houston


Fa un certo effetto sentir definire James Harden il nuovo point-guard degli Houston Rockets. Come ha detto Mike D'Antoni forse sarebbe più opportuno definirlo "points guard" con la s nel senso che segnerà molti punti. Ovviamente la definizione del ruolo è relativa. Harden non sarà mai, né gli chiederanno di esserlo, John Stockton o Rajon Rondo. Harden sarà ovviamente una scoring-guard e d'altra parte ha portato palla e gestito il possesso spesso anche in passato inclusa l'ultima stagione.

giovedì 29 settembre 2016

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Walt Frazier


Da New York Basketball Stories 2.0




1: Walt Frazier. Volendo aprire un dibattito favorevole a Ewing dovrei dire che il suo “supporting cast” non è paragonabile a quello che aveva Reed e quindi avevano gli altri giocatori degli anni ’70. Ewing ha giocato con John Starks e Charles Oakley; poi con Allan Houston e Larry Johnson; infine anche Latrell Sprewell. Ma nel complesso non ha mai avuto una vera seconda punta. Houston e Larry Johnson lo hanno affiancato quando lui aveva 34 anni ed era fisicamente in declino. Quando è arrivato Sprewell ne aveva 37. Non è mai stato in dubbio, tranne nell’ultimissimo periodo, che Ewing fosse il miglior giocatore dei suoi Knicks. E non ci sono mai stati con lui All-Star perenni. La squadra di Reed e Walt Frazier aveva almeno cinque se non sei giocatori di primo livello.

martedì 27 settembre 2016

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Willis Reed


Da New York Basketball Stories 2.0




2: Willis Reed. La grande differenza tra Reed e Ewing sono i due titoli NBA vinti. Reed ha giocato 10 anni a New York (unica squadra in cui abbia militato, una volta succedeva) con 18.7 punti e 12.9 rimbalzi per gara.

lunedì 26 settembre 2016

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 King e Ewing

Da New York Basketball Stories 2.0




4: Bernard King. Parlando di rendimento strettamente individule, King potrebbe anche finire più in alto, magari anche al primo posto. Purtroppo, complici un infortunio catastrofico e la fretta di cederlo al rientro, ha giocato a New York solo quattro stagioni. In quel periodo ha avuto 26.5 punti di media, 5.2 rimbalzi, il 54.3% nel tiro dal campo. Nei playoffs viaggiava a 31.0 di media con il 57.5% al tiro. Mostruoso. Nel 1984/85, prima di infortunarsi con 27 partite rimaste da giocare, ebbe 31.6 punti per gara, abbastanza per vincere la classifica marcatori. Nei playoffs del 1983/84, in cui New York giocò 12 partite, King segnò 34.8 punti di media. Stiamo parlando di un realizzatore-tiratore (non solo punti ma anche percentuali alte) degno di essere considerato in qualsiasi classifica storica. Superiore a Carmelo Anthony. Due volte è stato incluso nel primo quintetto All-NBA della stagione. Resta il rammarico di come sarebbe stato percepito se – a parte i problemi di droga che lo soverchiarono prima di arrivare a New York – non si fosse infortunato e avesse aggiunto almeno due anni da star alla sua milizia presso i Knicks. Da notare che nel 1985, quando lui era fuori, arrivò Patrick Ewing. La coppia King-Ewing sarebbe stata irreale.

venerdì 23 settembre 2016

La rivoluzione di Kevin Garnett


Kevin Garnett si ritira nello stesso anno in cui si è ritirato Tim Duncan, alla stessa età, 40 anni, con quattro titoli in meno, un rendimento paragonabile al suo e una carriera iniziata due anni prima. KG si è ritirata da "elder statesman" della Lega, da mentore di Karl-Anthony Towns, il suo erede, ma ai tempi in cui sbarcò nella NBA era "The Revolution".

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Guerin e DeBusschere



Da New York Basketball Stories 2.0




6: Richie Guerin. Il primo giocatore dei Knicks ad avere la maglia ritirata. Ha giocato otto stagioni a New York, dov’era nato e cresciuto, con 20.1 punti di media, 5.3 assist e 6.4 rimbalzi. In quel periodo fu tre volte secondo quintetto All-NBA. Lui, come Gallatin, si è portato dietro il cruccio di non aver dato ai Knicks il titolo che poi sarebbe arrivato nel 1970.

mercoledì 21 settembre 2016

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Monroe e Gallatin




Da New York Basketball Stories 2.0



8: Earl Monroe. “The Pearl” arrivò a New York dopo il primo titolo vincendo in coppia con Walt Frazier quello del 1973. Il suo problema è che per adattarsi a Frazier e ad una squadra già rodata ha dovuto sacrificare molto del suo talento. Per dire: nel 1969 Monroe fu primo quintetto All-NBA a Baltimore. A New York non ha ottenuto alcun riconoscimento individuale. Ai Bullets nei playoffs segnava 24.3 punti per gara, a New York 14.4. Però ha pur sempre vinto un titolo da starter e ha giocato a New York nove stagioni con 16.2 punti di media e 3.5 assist.

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Bradley e Houston



Da New York Basketball Stories 2.0


10: Bill Bradley. Il ruolo di Bradley nella storia dei Knicks (maglia ritirata ad esempio) è da sempre oggetto di discussione. I numeri dicono: 12.4 punti di media con 3.4 assist in 10 anni. Lui, Reed, Frazier, DeBusschere sono stati le pietre angolari dei due titoli, 1970 e 1973, in un periodo in cui i Knicks giocarono tre finali ed erano la squadra di riferimento della Lega. In più le cifre non rendono giustizia alla sua intelligenza tattica (era l’assistente di Red Holzman quando gli assistenti non esistevano) e alla sua efficacia difensiva. Probabilmente senza la sua capacità di passare, vedere il gioco e difendere non ci sarebbero stati i Knicks degli anni ’70 in termini di filosofia, coesione, stile.

martedì 20 settembre 2016

Antetokounmpo da clandestino a 100-million dollar man


The Greek Freak, Giannis Antetokounmpo ha firmato un contratto da 25 milioni di dollari a stagione, 100 complessivi (con uno sconto di riconoscenza di sei milioni ovvero quelli che separano l'accordo dal salario massimo) per quattro anni con Milwaukee, di cui è diventato uomo franchigia, il simbolo e la ragione dello slogan Own The Future adottato dal club. Un bel salto in avanti per un ragazzo che fino ai 18 anni di età ha vissuto ad Atene insieme alla famiglia originaria della Nigeria da clandestino. Ha avuto il passaporto quando le attenzioni della NBA sono diventate pressanti e le grandi squadre di Atene rinunciarono a reclutarlo perché sarebbe stata una perdita di tempo (infatti Antetokounmpo il primo vero contratto l'ha firmato per Saragozza che non l'ha mai avuto. Viceversa è cresciuto nel Filathlitikos).

lunedì 19 settembre 2016

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Barnett e Oakley


Da New York Basketball Stories 2.0


12: Dick Barnett. Membro eternamente sottovalutato dei Knicks del 1970. Aveva 34 anni, faceva la guardia titolare e in quei playoffs del titolo ebbe 16.9 punti di media. In nove anni a New York ha segnato 15.6 punti con 2.9 assist. Ed era al massimo la terza opzione offensiva, forse la quarta. E’ persino discutibile che non debba figurare davanti a Bill Bradley o Allan Houston.

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15 Bellamy e Sprewell


Da New York Basketball Stories 2.0

14: Walt Bellamy. Cifre alla mano potrebbe figurare molto più avanti in classifica. In quattro anni ai Knicks ha confezionato 18.9 punti e 13.3 rimbalzi di media (19.3 e 16.2 nelle due edizioni dei playoffs giocate). La valutazione risente della permanenza, non lunghissima, ma soprattutto quando Bellamy se n’è andato cedendo il posto a Willis Reed, ecco quello è stato il momento in cui New York è esplosa incamminandosi verso due titoli e tre finali nell’arco di quattro anni.

sabato 17 settembre 2016

New York Basketball Stories 2.0: Knicks Top 15, John Starks

Da New York Basketball Stories 2.0
Anche se hanno vinto poco, pochissimo, nella loro storia, i Knicks hanno avuto un ruolo dominante nella storia della NBA e non sono mai stati poveri di stelle. Lo “star power” ha sempre affascinato i loro dirigenti. La classifica ovviamente lascia il tempo che trova ma rappresenta comunque un motivo di discussione. Nel compilarla ho tenuto conto di alcuni fattori da chiarire prima: rendimento ai Knicks, non nel corso della carriera (questo spiega la posizione di Earl Monroe, altrimenti più elevata, o l’esclusione di Larry Johnson e Bob McAdoo ad esempio), privilegia i risultati di squadra (per questo Willis Reed davanti a Patrick Ewing, per questo ci sono Bill Bradley e Dick Barnett ma non McAdoo e Spencer Haywood), la permanenza ai Knicks (penalizza Walt Bellamy ad esempio che ha numeri da Top 5 ma una milizia di quattro stagioni di cui solo due concluse  con i playoffs), il contesto (l’inclusione nei quintetti All-NBA è importante perché metro di confronto con gli altri giocatori dell’epoca).