Opinioni, analisi e i miei libri: il mondo del basket americano visto da me di Claudio Limardi
lunedì 12 dicembre 2016
NBA WEEK 7/d: Patrick Beverley il Bad Boy della NBA
NBA WEEK 7/c: LeBron alla scalata dei più grandi di sempre
Nel giro di pochi giorni LeBron James ha realizzato due imprese
statistiche. Naturalmente rappresentano anche due buoni motivi per
rafforzare la sua candidatura, scontata, tra i più grandi giocatori di tutti i tempi. Ma è ovvio che tutte le grandi individualità nella storia
della NBA abbiano al loro attivo numeri stupefacenti. LeBron è
diventato il nono realizzatore di sempre superando Elvin Hayes,
probabilmente il meno noto al grande pubblico dei primi 10-15
realizzatori.
domenica 11 dicembre 2016
NBA WEEK 7/a: la lezione dei Warriors ai Clippers
I Warriors hanno vinto per la settima volta consecutiva
contro i Clippers che per molti - incluso me - sarebbero l'unica squadra con il
potenziale teorico per metterli in difficoltà nella Western Conference. Che si
sia giocato a Los Angeles e che la partita non abbia avuto storia è allarmante
per l'equilibrio o presunto equilibrio dei playoffs.
giovedì 8 dicembre 2016
NBA WEEK 6/all in one
I Milwaukee Bucks sono decisamente in area playoffs in una Eastern Conference in cui solo le due squadre migliori sembrano definite, Cleveland e Toronto. I Bucks stanno lievitando ma soprattutto lo stanno facendo senza aver preso alcuna scorciatoia. Michael Beasley è stato firmato solo per sopperire ai sei mesi di assenza di Khris Middleton ma ha più spazio di lui il giovane Tony Snell, acquistato da Chicago anche se per ora il suo teorico tiro da fuori non si è visto (29%). Jason Terry è l'unico veterano ma la squadra è soprattutto nelle mani di Giannis Antetokounmpo, 22 anni. La seconda star della squadra è Jabari Parker che è del '94. I due migliori giocatori hanno 43 anni in due. Chi vive una situazione simile? In quintetto ci sarebbe Middleton che ha 25 anni (quanto è grave la sua assenza? Lo scorso anno aveva 18.2 punti e 4.2 assist per gara). Ha 25 anni anche Snell, ne ha 26 John Henson che ormai gioca anche centro.
mercoledì 7 dicembre 2016
Larry Bird 60 anni da Larry Legend, i Celtics nel DNA
Nel 1992 volai a Portland. Prima volta da inviato in America. Una serie di disavventure aeree e arrivai in Oregon con un giorno di ritardo. Mi persi il debutto del Dream Team e una grande prova di Larry Bird contro Cuba. Era nella squadra ma aveva la schiena a pezzi. Si sarebbe ritirato a 35 anni con l'oro olimpico al collo. A Portland non giocò più fino alla finale del Preolimpico contro il Venezuela ma solo perché Magic lo alzò di peso da terra. Bird era un duro ma la schiena era un disastro. La gente però voleva vederlo. Sarebbe stata la sua ultima apparizione da giocatore sul suolo americano. Magic con grande senso dello spettacolo l'aveva capito.
lunedì 5 dicembre 2016
NBA WEEK 6/ranking: gli Spurs sulle orme dei Warriors
1 GOLDEN STATE –Ha fatto rumore la sconfitta con Houston, arrivata dopo due tempi supplementari con la complicità - non decisiva - di un discutibile fallo in flagrante fischiato a Draymond Green. Ha un differenziale di +12.7 che fa impallidire le altre squadre. Segna 119 punti a partita.
NBA WEEK 6/the race for the MVP: uno sguardo ai Next 10
Questa settimana scorriamo brevemente i primi 10 e andiamo sui "NEXT" perché si possono scorgere molte cose interessanti.
1 RUSSELL WESTBROOK - E' il mondo di Westbrook. Primo nei tiri liberi segnati, tentati e nei tiri sbagliati...
2 JAMES HARDEN - Ha vinto contro i Warriors ed è primo nelle palle perse. Non è un pregio ma dimostra quante iniziative stia prendendo.
NBA WEEK 6/c: a Dallas conviene fare "tanking"?
Mark Cuban ha negato che i Dallas Mavericks possano essere interessati a
estrarre dal cilindro di questa stagione una sorta di "tanking job" per
scegliere molto in alto nel prossimo draft e ricostruire. Cuban è
abbastanza pratico e moderno da considerare l'opzione. Ed è abbastanza
furbo da negare di averlo fatto. Ma i motivi addotti meritano
un'analisi. Banale e scontato ricordare che perdere non assicura la
prima o seconda chiamata. Lo è anche notare che per quanto quotato il
prossimo draft non offra LeBron James o Shaquille O'Neal o Tim Duncan
ovvero giocatori per i quali varrebbe la pena compiere qualsiasi
sacrificio. Ma è molto interessante Cuban quando dice che giocare per
non vincere sviluppa cattivi abiti nei giocatori. Fallo diventare uno
status mentale e finisci per allevare giocatori perdenti che non saranno
mai capaci di vincere.
NBA WEEK 6/b: quale futuro per DeMarcus Cousins?
DeMarcus Cousins diventerà free-agent nel 2018 +ma ci sono molti motivi
per pensare che non arriverà a quel giorno con la maglia dei Sacramento
Kings addosso. Cousins è il miglior giocatore nella NBA attuale che non
abbia mai neppure sfiorato i playoffs. E a dispetto delle cifre - spesso
esibite per ricordare quanto sia fortr Anthony Davis - che nel suo caso
sembrano secondarie rispetto al temperamento o la reputazione, i falli
tecnici o le dichiarazioni fuori luogo. Come quando ha ammesso che il
suo sogno sarebbe giocare di muovo assieme a John Wall. E magari anche a
Eric Bledsoe. Tutti e tre erano insieme a Kentucky. Tutti e tre
andarono via dopo un anno. Tutti e tre furono prime scelte. Tutti e tre
si sentono incompresi e giocano per squadre che probabilmente non
giocheranno i playoffs e vanno costantemente monitorate sul mercato.
Cercando i nomi di giocatori che potrebbero cambiare squadra a breve
loro tre figurano ai primi posti. Cousins al primo.
NBA WEEK 6/a: il futuro è con Milwaukee e con Antetokounmpo
I Milwaukee Bucks sono decisamente in area playoffs in una
Eastern Conference in cui solo le due squadre migliori sembrano definite,
Cleveland e Toronto. I Bucks stanno lievitando ma soprattutto lo stanno facendo
senza aver preso alcuna scorciatoia. Michael Beasley è stato firmato solo per
sopperire ai sei mesi di assenza di Khris Middleton ma ha più spazio di lui il
giovane Tony Snell, acquistato da Chicago anche se per ora il suo teorico tiro
da fuori non si è visto (29%). Jason Terry è l'unico veterano ma la squadra è
soprattutto nelle mani di Giannis Antetokounmpo, 22 anni. La seconda star della
squadra è Jabari Parker che è del '94. I due migliori giocatori hanno 43 anni
in due. Chi vive una situazione simile? In quintetto ci sarebbe Middleton che
ha 25 anni (quanto è grave la sua assenza? Lo scorso anno aveva 18.2 punti e
4.2 assist per gara). Ha 25 anni anche Snell, ne ha 26 John Henson che ormai
gioca anche centro.
venerdì 2 dicembre 2016
Prima Adams ora Harden: la pericolosa china di Green
(Aggiornamento) Quando parla Draymond Green è una persona articolata, che elabora e non ha problemi ad assumersi le proprie responsabilità. Ma ci sono dei limiti al perdono e verrà presto il giorno in cui persino i Golden State Warriors dovranno porsi delle domande se ogni notizia riguardante Green continuerà ad essere una brutta notizia.
mercoledì 30 novembre 2016
Golden Times: Baron Davis, Stephen Jax e il "We Believe"
Baron Davis, californiano
di Los Angeles (anzi di UCLA) con il pallino del cinema e una personalità
dirompente, venne acquistato dai New Orleans Hornets, la sua unica squadra NBA
fino ad allora. Era un All-Star, generalmente disinteressato alla difesa ma di talento
enorme, un leader. Per averlo, Mullin sacrificò un giocatore marginale come
Speedy Claxton e un veterano a fine carriera, il suo ex compagno di squadra a
Indiana, Dale Davis. Una grande operazione.
martedì 29 novembre 2016
NBA WEEK 5: New Orleans, Kevin Love, i delusi e i deludenti, Noah, Westbrook
Tutto sommato la stagione dei Pelicans non era finita
prima di cominciare, a dispetto dei tanti infortunati. Il rientro di Jrue
Holiday ha avuto un effetto dirompente. Sia dal punto di vista tecnico - ha
molto più talento di qualsiasi altro giocatore del roster di New Orleans che
non si chiami Anthony Davis - che mentale. Holiday era stato dispensato
dall'unirsi al gruppo a causa della malattia della moglie - giocatrice di
calcio di livello internazionale -, colpita durante la gravidanza da un tumore
al cervello. La moglie ha partorito, ora sta meglio e Holiday è tornato a
giocare. Con lui in campo i Pelicans hanno vinto quattro gare su sei (in
assoluto 6-4 nelle ultime 10) e allentato la pressione su Coach Alvin Gentry e
anche l'attesa spasmodica di un'esplosione di Davis a chiedere una cessione che
ovviamente non avrebbe senso per il club. Holiday viaggia a 16.2 punti e 6.6
assist per gara partendo per ora dalla panchina.
lunedì 28 novembre 2016
NBA WEEK 5/the race for the MVP: le triple di Westbrook
Non succede mai
che l’MVP della stagione giochi in una squadra da meno di 50 vittorie stagionali.
Anche se questa potrebbe essere una discriminante a favore di uno dei tre
grandi protagonisti di questo primo quarto di stagione, il concetto andrebbe
forse rivisto in una stagione in cui ci sono tre giocatori di squadre al
momento “borderline” da questo punto di vista (se non meno, molto meno che “borderline”).
NBA WEEK 5/c: da Turner a Diaw è ora di pentimenti
I cinque
colpi più infelici del mercato 2016.
1 EVAN TURNER (Portland) - Contratto da 70 milioni per un giocatore offensivo in una squadra che sul perimetro aveva già tutto il talento di cui si può avere bisogno con Lillard e McCollum. La mossa può avere un senso futuro ipotizzando che Turner possa servire sul mercato ma tecnicamente aveva poco senso prima e non ne ha ora. Per lui ci sono 8.6 punti con il 40.4% dal campo che è minimo in carriera.
1 EVAN TURNER (Portland) - Contratto da 70 milioni per un giocatore offensivo in una squadra che sul perimetro aveva già tutto il talento di cui si può avere bisogno con Lillard e McCollum. La mossa può avere un senso futuro ipotizzando che Turner possa servire sul mercato ma tecnicamente aveva poco senso prima e non ne ha ora. Per lui ci sono 8.6 punti con il 40.4% dal campo che è minimo in carriera.
NBA WEEK 5/b: l'asterisco sui 34 di Kevin Love
I 34 punti segnati da Kevin Love in in solo quarto sono la seconda prestazione NBA di sempre dopo i 37 di Klay Thompson ma dovrebbero portare un asterisco perché ottenuti contro Portland. I Blazers capeggiano la classifica delle squadre più deludenti della stagione per colpa principalmente della difesa. In questo momento la peggiore della West Coast. In ogni caso Love è un giocatore difficile da digerire quando gioca come centro nominale perché obbliga l'avversario a giocare piccolo visto che nessun centro vero può marcarlo sul perimetro in una situazione di pick-and-roll. Quindi l'unica speranza è che il tiro non entri. Ma se entra possono succedere queste cose. Tyronn Lue chiama per lui il primo gioco di ogni partita. Love ha un primato di 51 punti in carriera ma giocava a Minnesota. A Cleveland 34 era il suo top ma in quella gara l'ha obnubilato già nel primo periodo.
NBA WEEK 5/a: la piccola rinascita di New Orleans
Tutto
sommato la stagione dei Pelicans non era finita prima di cominciare, a dispetto
dei tanti infortunati. Il rientro di Jrue Holiday ha avuto un effetto
dirompente. Sia dal punto di vista tecnico - ha molto più talento di qualsiasi
altro giocatore del roster di New Orleans che non si chiami Anthony Davis - che
mentale. Holiday era stato dispensato dall'unirsi al gruppo a causa della
malattia della moglie - giocatrice di calcio di livello internazionale -,
colpita durante la gravidanza da un tumore al cervello. La moglie ha partorito,
ora sta meglio e Holiday è tornato a giocare. Con lui in campo i Pelicans hanno
vinto quattro gare su sei (in assoluto 6-4 nelle ultime 10) e allentato la
pressione su Coach Alvin Gentry e anche l'attesa spasmodica di un'esplosione di
Davis a chiedere una cessione che ovviamente non avrebbe senso per il club.
Holiday viaggia a 16.2 punti e 6.6 assist per gara partendo per ora dalla
panchina.
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